LA CRISI DEL LAVORO, Una fermata alla Bassano-Grimeca. Garanzia agli operai: state certi ci dobbiamo risentire molto presto
Martedì 9 Marzo 2010, Nazionale - «Una speranza c'è. Anche se la situazione resta difficile. Ma voi siete in gamba, la proprietà fa del suo meglio. Adesso però bisogna indovinare la strada giusta. Ci dobbiamo risentire». Si conclude così sotto mezzogiorno, dopo la visita agli impianti, l'incontro con le rappresentanze sindacali della Bassano-Grimeca di Ceregnano, la più grossa azienda del Polesine, specializzata in ruote, mozzi e componentistica delle moto. Alle prese con una dura crisi ormai da anni, da quando Piaggio e Aprilia smisero di volare. Una crisi che ora fa davvero paura. Dopo la cura dimagrante e relativa ristrutturazione già digerita nel recente passato, il nuovo piano industriale prevede che degli 870 posti di lavoro attuali ne vengano tagliati, entro il 2015, ben cinquecento. Fino a settembre la cassa integrazione (a rotazione) è assicurata, gli impianti che girano a ritmo ridotto. Ancora manca un tassello fondamentale, il sì delle banche, il sì alle linee di credito.
Oggi è una giornata normale, niente scioperi, assemblee, lavora chi può. La mobilitazione dei sindacati è permanente, ai cancelli l'azienda ferma giornalisti e fotografi, entrano solo il candidato-governatore Bortolussi, il vicesindaco di Rovigo, Gabriele Azzalin, anche lui candidato alle Regionali per il Pd e una piccola delegazione. L'incontro dura quasi un'ora. L'anti-Zaia esce ammirato dalla reazione degli operai: «Ho visto gente seria, molto competente e preparata. Mi hanno spiegato l'origine e le fasi della crisi meglio di analisti e manager. Non sono convinti del piano industriale messo in campo dalla proprietà alla quale - spiega Bortolussi - pure riconoscono di aver investito fior di quattrini per tentare il rilancio. Non ci vedono una prospettiva credibile. Per Ceregnano e per l'intera zona questa fabbrica è troppo importante, deve sopravvivere». Giusto, ma come? Con gli ordini in caduta e la concorrenza cinese? «Loro, gli operai, sono arrivati ad una conclusione - rimarca Bortolussi - La grande soluzione che auspicano, l'unica possibile, dicono, nelle attuali condizioni di mercato, è la partnership con un'azienda più grande. In pratica la Bassano diventa la "succursale" di un gruppo più grosso capace però di garantire quantità minime di lavoro». Una strada da percorrere? «C'è bisogno di un approfondimento - risponde Bortolussi in piedi davanti all'ingresso - ma è un'ipotesi seria. Questi operai hanno studiato, sanno di cosa parlano».
Pochi passi più in là ascolta Mauro Brancalion, delegato Rsu della Fim-Cisl: «Una ristrutturazione l'abbiamo già fatta e i risultati sono stati inferiori alle attese. La produzione può essere diversificata. Occorre cambiare, è il momento del coraggio».
L'incontro finisce con l'impegno reciproco a risentirsi, a tener vivo il canale appena aperto. Bortolussi risale in macchina diretto a Porto Tolle e affronta la questione lavoro da una prospettiva più in generale. «C'è la fase dell'emergenza e ci siamo dentro in pieno. Va un po' meglio, ma per l'occupazione prevedo almeno altri due anni di sofferenza. L'emergenza ha bisogno di una cura particolare, immediata. Questa crisi non si cura da sola, se non altro perché colpisce tutto il mondo nello stesso momento: se nessuno compra, nessuno vende». Cosa si può fare? «Il Veneto - dice Bortolussi - sta già cambiando, molte aziende si sono riposizionate su segmenti più alti del mercato e hanno retto, anche nelle esportazioni. Vanno riformati gli ammortizzatori sociali, legati più al lavoratore che all'azienda. Parlo di un salario minimo e di garanzie di riqualificazione. Ma non si può più tener aperta un'azienda per forza». (Pa.Fra.)