L’ostruzionismo rosso-venetista. Statuto e taglio di poltrone: Pettenò e Foggiato bloccano il Consiglio con mille emendamenti. Pd: un regalo ai gattopardi

VENEZIA Mestrino, comunista, professione "politico-amministratore". Pierangelo Pettenò è la pecora rossa del consiglio regionale e in queste ore, quasi un Leonida alle Termopili, tiene in scacco da solo l'intera assemblea. Succede che il rappresentante della Federazione Sinistra Veneta (Rifondazione + Comunisti) ricorra ad ogni mezzo per impedire l'approvazione dello Statuto. Ai suoi occhi, la "carta delle regole" destinata a riformare l'istituzione di palazzo Ferro-Fini, sconta un peccato originale imperdonabile: la riduzione del numero dei seggi, oggi 60, domani 51. Una campana a morte per il microgruppo di cui è l'alfiere. Cui reagisce sommergendo il dibattito con un migliaio di emendamenti, abbastanza per paralizzare i lavori e sfinire i colleghi. Tant'è. Il regolamento in vigore (eredità del consociativismo Dc-Psi-Pci anni Settanta) lo consente: nessun limite ai suoi interventi, viceversa obbligo di presenza in aula per almeno 31 consiglieri, pena default del numero legale. Così, in attesa degli eventi (stamani si riprende e non è esclusa una maratona notturna) val la pena di ricapitolare il nocciolo della questione. Dopo due anni di battaglia in commissione, e sotto la sferza del governatore Luca Zaia che incitava al taglio radicale dei costi della politica, i capigruppo di maggioranza e opposizione (mediatore il presidente della commissione Carlo Alberto Tesserin) hanno sottoscritto un faticoso accordo. Cura dimagrante per l'assemblea: adottato il criterio di 1 seggio ogni 100 mila abitanti (i veneti sono 5 milioni) cui si aggiungono il presidente eletto e lo sfidante sconfitto che ha totalizzato più consensi. Ovvero 49 + 1 + 1, 51 in totale, - 9 rispetto a oggi. Ìl compromesso ha raccolto il consenso della maggioranza Lega-Pdl e dell'opposizione Pd, Idv, Udc (la più recalcitrante) e Verso Nord. Sul fronte ostruzionista, a spalleggiare la Fsv, c'è un altro "solista", Mariangelo Foggiato dell'Unione Nordest, a sua volta a rischio d'estinzione. Fin qui la mappa - che sarà perfezionata con l'approvazione della nuova legge elettorale, cui è demandata la garanzia della rappresentanza femminile e delle province di Belluno e Rovigo - ma le novità investono anche il vitalizio (abolito), gli emolumenti (dimezzati), il limite del doppio mandato e la riduzione degli assessori. Tant’è. Incurante dell’accusa di filibustering Pettenò ribadisce il suo credo: «Lo Statuto può attendere, la priorità è il lavoro, chi governa il Veneto vuole cavalcare l'antipolitica, tagliare la rappresentanza democratica, fare polveroni per ingannare distrarre i cittadini. Noi non ci stiamo». «Motivazioni risibili», commenta Laura Puppato, speaker democratica «abbiamo raggiunto un punto d’equilibrio utile alle istituzioni e al Veneto, questo ostruzionismo è un regalo ai gattopardi».

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