L'organizzazione verrà presentata lunedì a Mestre al ministro del welfare Sacconi.

L'organizzazione verrà presentata lunedì a Mestre al ministro del welfare Sacconi.
Sindacato per le partite Iva. Si chiama Felsa e l'ha creato la Cisl: già 5 mila iscritti.

VENEZIA - Fu anche un po' veneto lo statuto dei lavoratori, figlio del compianto Gino Giugni che venne eletto senatore nel collegio di Portogruaro e San Donà di Piave. Quarant'anni dopo l'approvazione di una delle «bibbie» del giuslavorismo, ora i corsi e i ricorsi storici vogliono che sia stato scelto proprio il Veneto per illustrare al ministro Maurizio Sacconi un'iniziativa forse destinata a scrivere un'altra importante pagina, nella storia dei diritti della working class. Lunedì prossimo a Mestre, infatti, al titolare del Welfare sarà presentato per la prima volta il nuovo sindacato delle partite Iva. La neonata (ed ancora sconosciuta pure per tanti esperti del settore) sigla sindacale si chiama Felsa. Acronimo che sta per Federazione lavoratori somministrati autonomi e atipici. L'organizzazione è spunta­ta sotto l'ombrello della Cisl, in questo autunno in cui piove crisi mista a precariato, in­fradiciando di rabbia e timori molte delle cinquantamila im­prese individuali sparse sul territorio regionale. Un popolo composto per definizione da «soggetti identificati univocamente da una sequenza di cifre», come recitano alle agenzie delle entrate, ma che adesso ha deciso di rompere l'isolamento dei singoli e cominciare a fare numero. Già piuttosto rotondo, peraltro: «Gli iscritti sono cinquemi­la », riferisce il veronese Emiliano Galati, neo-segretario veneto della sigla. Tanto più perché le adesioni, al di là del bottino di tessere portato in dote dalla fusione tra Alai (atipici ed interinali) e Clacs (autonomi) di cui Felsa è erede, sono finora maturate perlo­più in sordina. Il battesimo uf­ficiale è difatti previsto per gennaio del 2010, per l'appunto a quattro decenni dall'ap­provazione dello statuto. «Che all'epoca si chiamava 'del lavoro' - osserva Galati ­ma che oggi, con questa ope­razione, vorremmo rinominare 'dei lavori'. Rispetto ad allora, il mercato è profonda­mente cambiato. Mai come in questo periodo abbiamo assi­stito alla moltiplicazione di forme di lavoro dipendente camuffato da lavoro autonomo. Con migliaia di commer­cianti e benzinai, ambulanti e grafici pubblicitari, ma anche professionisti della conoscenza e della new economy come possono essere i formatori o i web designer, che si vedono obbligati ad aprirsi una partita Iva per poter operare con la formula dell'associazione in partecipazione, senza però essere protetti da alcun paracadute ».
Titolari di piccole se non ad­dirittura microditte, spesso i «pro-pro» non godono di am­mortizzatori sociali, né di una previdenza ritenuta decente, pur dovendo magari confrontarsi a propria volta con una controparte imprenditoriale per la quale di fatto lavorano da semiassunti. «Per noi sempre lavoratori sono - spiega Galati - anche se hanno la partita Iva». Una caratteristica che invece per la Cgil non de­ve fare alcuna differenza. «Con il nostro sindacato Nidil - rimarca il segretario confederale regionale Emilio Viafora - tuteliamo tutti gli interinali e i collaboratori, con o senza partita Iva, che non mi pare la discriminante da fare parlando di diritti dei precari».
Angela Pederiva

Vedi anche...