L'opinione. Metalmeccanici anche il Polesine si deve mobilitare.

Sabato 11 Settembre 2010, Rovigo Federmeccanica ha deciso che intende disconoscere il contratto nazionale di categoria legittimamente in vigore dal 2008 sottoscritto con tutte le organizzazioni sindacali con il pieno assenso dei lavoratori interessati. È bene ricordare che questo atteggiamento non è altro che la conseguenza diretta in riferimento all'accordo sulla "riforma degli assetti contrattuali" sottoscritto a gennaio dell'anno scorso dal Governo con Cisl e Uil senza ne il consenso del sindacato più rappresentativo ovvero la Cgil tantomeno quello dei lavoratori che non sono stati consultati con referendum cosi come si conviene in queste importanti occasioni. Tra i punti convenuti nell'accordo in questione, risaltava proprio la dichiarata intenzione di apportare una serie di deroghe al contratto nazionale che per effetto di tali decisioni rischia ora di essere definitivamente cancellato assieme a tutte le norme che vi sono contenute nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori in tema di organizzazione del lavoro e salario base come inteso dalla nostra costituzione. Dopo la vicenda di Pomigliano, che ha visto la Fiat imporre un accordo separato dettato anche dalla complicità di Uilm e Fim contenente elementi che ribassano inequivocabilmente i diritti stabilendo ampie deroghe per lo stabilimento campano rispetto al contratto nazionale, la volontà di scontro frontale degli industriali si è imposta come regola generale. L'obiettivo è estendere il modello di Pomigliano a tutto il comparto metalmeccanico italiano con l'obiettivo primario, da parte degli imprenditori del settore e del Governo di competere con i paesi a più basso costo del lavoro, senza investimenti, tagliando diritti e salario, del resto lo stesso ministro Tremonti ha recentemente ribadito pubblicamente come i lavoratori italiani non si possano più permettere di fruire di alcuni importanti diritti come ad esempio la legge che tutela la sicurezza nei luoghi di lavoro. L'economia del Paese non si rilancia calpestando i diritti dei lavoratori. Sono pienamente convinto che presto il nostro territorio si dovrà confrontare con questo tipo di scelte che ricadranno inesorabilmente sulle spalle della nostra gente che si vedrà costretta "per legge" ad accettare passivamente senza alternativa. Credo che l'azione della Fiom Cgil tesa ad informare i lavoratori direttamente nei luoghi di lavoro rispetto alle gravi ricadute in merito alla decisione di Federmeccanica di"stracciare" il vigente contratto nazionale sia davvero l'unica opportunità che gli stessi hanno anche allo scopo di comprendere davvero cosa stia per accadere in Italia. Rifondazione comunista si è già espressa per la solidarietà e sostegno alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici in questa delicata vertenza e auspica che tutte le forze democratiche del Paese si oppongano all'attacco al contratto collettivo nazionale di lavoro, allo Statuto dei lavoratori, alla Costituzione che è portato da un vasto schieramento che ha al centro la maggioranza di Confindustria, in testa Marchionne e Marcegaglia, e il governo Berlusconi. Ora più che mai è necessario,anche in Polesine, adoperarsi per una potente risposta di piazza il prossimo 16 ottobre al fianco dei lavoratori metalmeccanici e della Fiom nella sincera speranza che davvero si possa invertire questa tendenza prima che sia troppo tardi.
Cristiano Pavarin Federazione della sinistra