L'opinione: Il Veneto non uscirà dalla crisi installando una centrale nucleare

L'opinione: Il Veneto non uscirà dalla crisi installando una centrale nucleare
La crisi economica e occupazionale del nostro paese non è esclusivamente legata alla crisi internazionale, che ha fatto crollare le nostre esportazioni e ridotto il credito necessario alle imprese per operare. A questa si somma una crisi le cui cause sono tutte nazionali, interne. L'Italia, paese manifatturiero, non ha investito in ricerca e in settori ad alta innovazione come l'elettronica, le biotecnologie, le energie rinnovabili o l'informatica e si è trovata così esposta alla concorrenza produttiva dei paesi emergenti. Così facendo, i prodotti realizzati in Italia venivano da una parte man mano delocalizzati, e dall'altra subivano la concorrenza di prodotti stranieri a un prezzo di molto inferiore. Si è creato così un meccanismo perverso che ha di fatto ridotto il potere di acquisto delle famiglie e portato a una crescita importante della disoccupazione. Una situazione che richiederebbe una nuova concertazione tra industrie, banche, sindacati e governo. ma che invece ha visto il governo disinteressarsi della visione a medio lungo termine, con politiche assistenzialistiche di breve respiro, a soli fini elettorali. Determinando, peraltro, un'ulteriore discriminazione tra lavoratori dipendenti e lavoratori precari. Una discriminazione di tipo generazionale, dove i giovani precari, investiti in pieno dalla crisi, senza avere in cambio alcuna tutela. A questo si aggiunge lo scandalo di questi giorni dell'utilizzo del TFR dei lavoratori per coprire la spesa corrente del governo. I dati Istat fanno vedere come il tasso di disoccupazione nel paese sia sempre più alto, ma non fanno vedere come questo stia cambiando il tessuto sociale del paese. La verità è che milioni di persone sono state lasciate sole davanti alla crisi. Per questo è compito della sinistra far sentire la propria voce per ricreare un clima di dialogo e di verità. La verità non distorta dai media o dalla lotta politica, ma quella che emerge dalle vite di milioni di persone che chiedono risposte. Risposte che non sono solo la cassa integrazione ma una politica economica di rilancio dell'industria, della creazione di nuove aziende in settori tecnologicamente avanzati, nella riqualificazione professionale di migliaia di lavoratori. La Germania sta creando milioni di posti di lavoro investendo nel solare termico e fotovoltaico. Diffondere questa tecnologia, oltre che al risparmio energetico e alla ridotta dipendenza dal petrolio, crea posti di lavoro per chi produce impianti, chi li installa, chi li progetta. Posti di lavoro ad alta qualificazione professionale e che non sono soggetti a concorrenze dei paesi emergenti. Chi ci governa, invece, si appassiona di pericolose centrali nucleari, una delle quali vorrebbero far sorgere a poche decine di chilometri da qui, con il loro devastante impatto ambientale, con la loro intrinseca pericolosità e che nulla porteranno in termini di posti di lavoro e che di certo non ci pongono all'avanguardia dell'innovazione tecnologica e dell'indipendenza energetica. Bisogna avere la forza di dirle queste cose. Dobbiamo dirle a chi paga sulla propria pelle le non scelte del governo, troppo impegnato a difendere gli interessi del suo titolare - sostenuto sì da una maggioranza parlamentare, ma che non può dimenticare che la sovranità va esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione - invece che quelli di milioni di lavoratori che rimangono senza tutela e senza prospettiva.
Alessandro Zan (Assessore all Ambiente / Comune di Padova)