L'intervento. Olimpiadi, diciamo sì a una grande opportunità
L'intervento. Olimpiadi, diciamo sì a una grande opportunità
La candidatura di Venezia e del Veneto ad ospitare le Olimpiadi del 2010 ci trova d'accordo, molto d'accordo. Candidarsi alle Olimpiadi significa dare il meglio di quello che si ha, prima nella costruzione delle alleanze per ottenerne l'investitura ufficiale, poi nella realizzazione delle opere necessarie ed infine nella gestione dei giochi. Il piede di partenza giusto è un accordo tra la Regione, i Comuni dell'area metropolitana vasta e le Parti Sociali. L'impegno dovrà essere la presentazione una candidatura «con caratteristiche di forte innovazione, di leggerezza nell'impatto sul territorio, di straordinario fascino» (Galan). Altro non potrebbe e, non dovrà, essere. Anzi: tanto più cosi sarà, tanto più si avranno gli argomenti affinché il Coni faccia propria questa scelta e la formalizzi al Cio. Tanto più così sarà, tanto più la magnifica occasione potrà essere anche il cuore pulsante del nuovo Veneto.
La prima sfida è quella delle idee, della capacità di progettare un'Olimpiade che viva nel Veneto e del Veneto in uno scambio positivo sotto il profilo dell'ambientazione e dell'ambiente, della funzionalità e della vivibilità, dello svolgersi dell'evento e di ciò che lascia in eredità al territorio. Un simile progetto lo si costruisce solo se si opera come un'unica area dove vanno programmate, progettate e realizzate le necessarie infrastrutture e servizi. All'opposto di quello che, spesso, è avvenuto fino ad oggi. In questo contesto possono trovare anche nuove ragioni (e risorse) le vie di comunicazioni che servono allo sviluppo economico regionale nei prossimi decenni: la Tav, il Corridoio 5, il sistema aeroportuale, la metropolitana di superficie. Non si tratta, e anche questa è una sfida, di fare tabula rasa dei campanili, delle dimensioni locali, passandovi sopra con il caterpillar, ma piuttosto di costruire un reticolo razionale di collegamenti che rispetti le specificità e inviti a mettere a lustro i beni sociali, culturali, monumentali, ambientali locali. In questo senso un esempio positivo lo si è già avuto in occasione del Giubileo del 2000. Nei mesi scorsi è stata avanzata anche l'idea di candidare il Nord Est a capitale culturale dell'Europa. Le Olimpiadi richiedono una visione culturale ampia: forse la sfida più importante. Per la Cina hanno significato uscire, non solo nelle relazioni economiche e nello scambio delle merci, dall'isolamento nel quale si era ritirata e dove era stata lasciata. Per il Veneto significheranno porre fine alla cultura delle tante ville chiuse. Le Olimpiadi sono infatti non solo evento sportivo ma riconoscimento del merito, indifferentemente dalla nazione, lingua, colore, religione e cultura: a tutti va l'onore dell'inno nazionale ascoltato in piedi, con rispetto.
Il tempo per allenarsi e vincere queste sfide c'è, ed è quello giusto: dieci anni. Giusti gli anni che, per molti osservatori economici, ci vorranno che rimarginare le ferite inferte dalla crisi economica internazionale al corpo della produzione e dell'occupazione e per riprendere la via del nuovo sviluppo. Le Olimpiadi possono farci cogliere anche altre opportunità. La prima è quella di mettere in moto nuovo lavoro ed nuova occupazione che valorizzino risorse come gli operai ed i giovani. La seconda è quella di farci utilizzare tutto ciò che di innovativo ci mettono a disposizione le nuove tecnologie e le scienze in moltissimi campi di applicazione.
Franca Porto - Segretaria generale Cisl Veneto