L'intervento Se nel paese dei "machi" le donne si stancano delle regole del gioco
Mercoledì 14 Settembre 2011, Venezia - Non mimose ma rose, rosse e piene di spine. Rosse, come rosso è il sangue che troppo spesso ormai connota gli ultimi istanti di vita di donne che subiscono anche l'ultimo atto, estremo, di violenza: la perdita della vita. Violenza maschile, di un uomo che non sopporta la frustrazione, che non tollera di sentirsi rifiutato, che vive l'abbandono come sì momento di sofferenza ma inconcepibile attraverso la lente dell'orgoglio machista. Sangue e lividi: quelli che coprono i corpi delle donne, mogli, compagne, figlie che non riescono a sfuggire alla rabbia violenta, anche all'interno della famiglia dove sono considerate "naturalmente" nate per soddisfare, figliare e servire; quasi il 70% delle donne assassinate lo è per mano di parenti. Ieri Asseggiano e Spinea, oggi Santa Maria di Sala e Mestre, solo per citare il nostro territorio. Spine, acute, pungenti, che la donna incontra ogni giorno nel proprio percorso lavorativo, dentro e fuori le mura di casa. Occupazione femminile a poco più del 40%, possibilità di carriera ridotte (anche se il 60% dei laureati sono donne che arrivano alla laurea prima e con un punteggio più alto rispetto agli uomini), presenza negli organismi dirigenziale delle aziende al 7%. Così come è bassa la presenza femminile negli organismi direttivi dei partiti e delle organizzazioni sindacali, anche se qualche sforzo si è fatto e si sta facendo. Salari che a parità di mansioni sono inferiori del 27%, 500 donne solo nella nostra provincia che escono dal mercato del lavoro entro il primo anno di vita del proprio figlio. Nessun finanziamento previsto per i servizi alla prima infanzia, nessun finanziamento per il fondo antiviolenza, risorse diminuite per le pari opportunità, forte riduzione del part time, innalzamento dell'età pensionabile, ecc.ecc., considerazione del mondo femminile...... Il presidente del consiglio di questo Paese ha un'idea malata della donna, è la donna-oggetto, la donna-copertina, tutta tette e culo che viene usata come esca per attirare consenso attraverso i media e produrre consumo attraverso l'immagine pubblicitaria; modalità che sono dilagate nel nostro Paese e stanno imbarbarendo la nostra cultura apparendo talmente naturali .....che alcune ragazze nemmeno se ne accorgono e vivono il loro essere "pupe" con estrema naturalezza e disinvoltura. E' vero, l'Italia non è un paese per donne; forse non lo è mai stato ma per anni ci abbiamo creduto, sperato e lottato. Dopo il 13 febbraio le donne di questo Paese hanno detto basta e deciso di farsi sentire e con più decisione, (non che fossero rimaste in silenzio tutto questo tempo, semplicemente le specificità avevano preso le proprie strade senza percorrere tutte assieme quella comune ), hanno deciso di far sentire ancora tutta la loro delusione, tutta la loro rabbia ma anche tutta la loro voglia di essere presenti sulla scena politica di questo Paese, il loro desiderio di contribuire a un cambiamento che è urgente e necessario perché, questa non può essere una lotta solo delle donne ma deve essere una battaglia di civiltà che vede uomini e donne assieme a lavorare per raggiungere obiettivi comuni, perché la pari dignità e le pari opportunità non sono vicende che riguardano solo le donne: è tutta la società civile che si deve muovere. Se non ora, quando?
Teresa Dal Borgo segretaria Cgil Venezia