L'indagine. Dallo studio presentato a Padova da Censis e Cariveneto emerge un profilo "maschilista" per il territorio. «Qui l'impresa non è donna»

L'indagine. Dallo studio presentato a Padova da Censis e Cariveneto emerge un profilo "maschilista" per il territorio. «Qui l'impresa non è donna»
De Rita: «In Veneto le dipendenti prevalgono sulle autonome» Salamon: «Non siamo arretrate, c'è solo più lavoro in regola»

PADOVA. Il secondo start-up nel Veneto sarà quello delle donne. "Minoranze attive" marginalizzate da un boom imprenditoriale che ha visto protagonisti gli uomini. Ne è convinto il presidente del Censis, Giuseppe De Rita che ha confezionato un'indagine per capire le esigenze del mondo femminile rispetto alle banche, a supporto di Cassa di Risparmio del Veneto e Carive, dal titolo 'Quale banca per le donne?'
L'istituto di credito ha voluto indagare le aspettative di casalinghe, professioniste e imprenditrici sul territorio per articolare prodotti e strategie adeguate. L'idea alla base la sintetizza, Fabio Innocenzi direttore generale di Cr Veneto. «La ricerca nasce dai nostri dati interni - rivela -. Cr Veneto ha vantaggi competitivi come 'Banca per le donne'. È donna il 52% del personale della banca e nel 2009 il 70% delle assunzioni riguarda donne. Sul fronte delle promozioni il 53% interessa sempre le donne».
Cr Veneto gioca sul vantaggio competitivo di essere la prima banca a studiare percorsi per supportare l'imprenditoria al femminile e le professioniste. Anticipare i temi, poi, è la specialità di De Rita che rilegge la corsa della Locomotiva, misurandone anche le evidenti criticità. Criticità che attengono al mondo imprenditoriale ancora troppo maschile.
«A differenza degli uomini - sottolinea Innocenzi - le donne vogliono capire gli strumenti, si informano e ragionano meno di pancia ma più di testa». Lo stato dell'arte è tutto nei dati rilevati dal Censis. «In Veneto c'è stato un fragoroso start-up negli ultimi trent'anni - ha scandito De Rita - che ha fatto da moltiplicatore delle attività imprenditoriali. Ma quale è stato l'effetto sul corpo sociale? Quello di produrre staticità ed escludere le donne. E il risultato lo si vede nell'elevato tasso di lavoratrici dipendenti in Veneto, l'86,2%, cresciuto tra il 2004 e il 2009 e soprattutto in ambito impiegatizio o amministrativo».
Poche, ancora, le posizioni apicali. «L'imprenditoria femminile, nel Veneto dei piccoli imprenditori quasi tutti maschi - chiarisce De Rita - si colloca al di sotto del valore medio nazionale e di quello dell'area Nord Est , 22,4% nel 2009 a fronte del 25,6% italiano».
Rispetto a una scarsa diffusione di capitani d'impresa donne, il Censis rileva che negli ultimi cinque anni la capacità di resistenza delle imprese a conduzione femminile è nettamente superiore a quelle a conduzione maschile. È Rovigo la provincia in cui sono aumentate le donne titolari d'impresa dell'1,2%, il 26,4% del totale delle aziende, più della media nazionale. De Rita ha messo sotto la lente il gap culturale. Fuori dai dati della ricerca, secondo il presidente del Censis il 31% delle donne in Veneto ha la licenza superiore e solo il 9,9% sono le laureate.
La polemica esplode nel corso della tavola rotonda, quando Marina Salamon critica la «scissione del mondo intellettuale rispetto alla realtà» nella lettura offerta da De Rita e la stigmatizzazione da parte del sociologo sul dato relativo alle donne venete dipendenti. «Parliamoci chiaro - si sfoga dal palco la titolare di Altana - qui non siamo più arretrate che altrove, semplicemente c'è più lavoro in regola. Fare l'imprenditrice spesso significa inventarsi un lavoro perché non si hanno alternative; se c'è un'arretratezza deve essere considerata nel suo insieme, uomini e donne. Di certo non è solo femminile».
Antonella Benanzato

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