L'impresa, di Castello di Godego, andava verso la cassa integrazione. È il secondo suicidio in pochi giorni nel Trevigiano, dovuto alla disperazione per dover tagliare il personale
L'impresa, di Castello di Godego, andava verso la cassa integrazione. È il secondo suicidio in pochi giorni nel Trevigiano, dovuto alla disperazione per dover tagliare il personale
Crisi, dirigente d'azienda si uccide gettandosi sotto il treno
Venerdì 22 Maggio 2009, Treviso.. Due suicidi in due giorni, entrambi per problemi di lavoro, entrambi collegati all'ansia di dover licenziare. Martedì scorso un imprenditore artigiano si è impiccato all'interno della sua azienda; ieri un dirigente d'azienda ha trovato la morte sotto un treno, poco lontano dall'ufficio. Era incaricato di tenere i rapporti sindacali nella difficile congiuntura, che rendeva necessario il ricorso alla cassa integrazione.
Due drammi con un denominatore comune: l'artigiano, Walter Ongaro, 58 anni, di Lutrano di Fontanelle, pochi chilometri da Oderzo, temeva di dover essere costretto a licenziare dipendenti; il manager, Stefano Grollo, 43 anni, ingegnere, coniugato, pare nutrisse preoccupazioni legate al lavoro, suo e degli altri dipendenti. Almeno, questa sola ipotesi esplicativa del suicidio è stata, in qualche misura, accreditata durante le indagini svolte dalla Polizia ferroviaria di Castelfranco.
L'ingegner Grosso, responsabile della produzione alla Simec di Castello di Godego (circa 120 dipendenti), ieri mattina ha lasciato l'ufficio verso le 11. Solo pochi passi per attraversare il parcheggio dell'azienda e per disporsi dietro la siepe, lungo la ferrovia che collega Bassano con Venezia. Alle 11 e venti è giunto il treno 11065 e il manager si è buttato sulle rotaie.
I conducenti del convoglio hanno avvertito un rumore ed il treno è stato fermato. Poi la scoperta del cadavere. L'ingegnere non ha lasciato alcun biglietto.
Il gesto ha lasciato nello sconcerto anche i dipendenti della Simec che ricordano Grollo come una persona aperta, disponibile verso chi chiedeva di essere ascoltato. Lo stabilimento è stato chiuso per il resto della giornata.
Sconvolgente anche il caso di Walter Ongaro, che portava avanti con un fratello una piccola impresa. Proprio la preoccupazione per il futuro dell'impresa e per trovarsi in uno stato che rendeva ineludibili dei licenziamenti, togliendo il posto a qualcuno dei suoi otto dipendenti, tutti amici e compaesani, lo avrebbe indotto ad impicarsi nella sua azienda. L'onorevole Stiffoni (Lega) lo ha definito «un martire del lavoro».
Bassa. Sta per partire la cassa integrazione per decine di lavoratori. Negli ultimi due giorni cigs per più di 110 dipendenti di una ventina di imprese
Distretto del legno vicino alla catastrofe
650 euro per tre mesi e poi il licenziamento. Notevoli ritardi nelle liquidazioni da parte dell'Inps di Este
Venerdì 22 maggio 2009, Bassa Padovana. L'ombra della catastrofe incombe sul distretto del legno della Sculdascia, dove sta partendo in questi giorni per decine di lavoratori la cassa integrazione. Negli ultimi due giorni la Fillea Cgil ha sottoscritto la cigs per più di 110 dipendenti di una ventina di imprese del settore, ma la marea non sembra arrestarsi e si arriverà entro qualche settimana ad un numero molto maggiore. Il problema è che, con la nuova normativa entrata in vigore ad aprile, dopo questa tornata di cassa integrazione non si potrà più far partire alcun ammortizzatore sociale e quindi, fra tre mesi, si prospetterà lo spettro del licenziamento per centinaia di lavoratori. Questi percepiranno mediamente, per una novantina di giorni a partire da ora, circa 650 euro al mese.
Il problema interessa principalmente le ditte di Casale di Scodosia, oltre ad alcune aziende di Megliadino San Vitale e Montagnana. "Si tratta di una vera e propria bomba ad orologeria per centinaia di famiglie - spiega Marco Benati, segretario della Fillea Cgil di Padova - da oltre un anno la crisi del mobile sta mettendo in grossa difficoltà lavoratori ed artigiani, ma stiamo arrivando ora al capolinea di questo modo di produrre e competere sul mercato". Il sacrificio di vent'anni di un'intera comunità, dato che il distretto della Sculdascia dà lavoro a circa 1500 persone, rischia quindi di essere annullato in pochi mesi. Inoltre l'Inps di Este sta dimostrando notevoli ritardi nelle liquidazioni di chi ha avuto la sospensione del lavoro a gennaio e quindi ci sono intere famiglie che non percepiscono alcuno stipendio da mesi.
Il sindacato è pronto a scendere in piazza in forze, presidiando la sede atestina dell'Inps, per chiedere che la situazione venga finalmente sbloccata. "Informeremo il Prefetto di come stanno andando le cose - avverte Paolo Vinaccia, della Fillea Cgil - e chiederemo il suo intervento, non si possono lasciare soli i lavoratori dell'artigianato". Il sindacato chiede di poter salvaguardare i posti di lavoro con il raddoppio della cigs in deroga, in modo tale da organizzare una ripresa delle aziende della zona. Sarà poi fondamentale potere attrezzare i Comuni, i quali dovranno fornire sostegno alle famiglie di difficoltà, che tra qualche mese potrebbero essere moltissime. "Negli ultimi anni abbiamo denunciato il declino del distretto del mobile - chiosa Vinaccia - cercando di dialogare con le istituzioni e le associazioni, ma l'arroganza di tutti ha impedito ogni punto di contatto".
Ferdinando Garavello