L'ente bilaterale apre le porte alla “flexicurity” veneta

Un patto per lo sviluppo. Il sindacato del Veneto simobilita in questi giorni, forse più di quanto non riescano a fare i partiti oi sindaci, per battere la paura. La disoccupazione è il primo problemanell'agenda dei cittadini, i quali attendono risposte concrete.

Dall'economia arrivano notizie contraddittorie. Da un lato èin netta ripresa l'attività sui mercati esteri, e ne beneficiano molte piccoleimprese e molti distretti. Dall'altro è fermo il mercato interno, simoltiplicano i tagli di spesa nella scuola, nelle opere pubbliche, negliinvestimenti in ricerca, nei servizi per la produzione e nell'edilizia. Nederivano preoccupazioni serie per le imprese e i lavoratori che in questeattività sono impegnati.

La Cisllancia l'idea di un ente bilaterale dei lavoratori e delle imprese diConfindustria, costituito sulla falsariga dell'Ebav e delle casse edili. Questienti hanno una funzione di ammortizzatore sociale aggiuntivo e possonosvolgere, e qualche volta lo hanno fatto egregiamente in passato, funzioni dianalisi dei problemi, formazione e altro di utile al miglioramento dellaqualità dei sistemi produttivi.

Nel momento in cui si avverte non solo il peso della congiunturanegativa, ma anche la necessità di procedere a intensi processi diristrutturazione, nell'industria, un ente bilaterale potrebbe accompagnare nonsolo le decisioni dei lavoratori in mobilità, ma anche delle imprese.

Bisogna ricordare che una politica per la competitività delsistema regionale è stata tentata in passato, dalle istituzioni regionali,attraverso la legge sui distretti e quella sull'innovazione. Quella politica èfallita soprattutto per la mancanza di una governance adeguata. La regia pubblica(sia pure gestita da uomini e tecnici vicini al mondo dell'economia e delleimprese) non è stata all'altezza della complessità dei problemi. In ragione diquesto fallimento e nell'inutile attesa di un tavolo regionale efficiente ilsindacato rilancia la via bilaterale. La risposta di Confindustria non si faràattendere. E, visti i rapporti con la politica, potrebbe assumere la forma diuna mano tesa.

Se l'idea prende corpo e si trasforma in un'istituzionesnella, capace di evitare i limiti dei tavoli "pubblici" e anche latendenziale burocratizzazione di alcuni enti bilaterali, potrebbe concorre allanascita di una sorta flexicurity regionale per i lavoratori e per le imprese.Potrebbe anche integrare funzioni di servizio oggi disperse in mille rivoli.Chissà che, nell'assenza di un quadro politico rincuorante, la società civileriesca a dare un contributo attivo all'uscita dalla crisi.

Paolo Gurisatti

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