L'azienda di Faccia. Unifast: né lavoro né stipendi Domani l'udienza fallimentare
L'azienda di Faccia. Unifast: né lavoro né stipendi Domani l'udienza fallimentare
Da quasi nove mesi i 45 lavoratori dell'Unifast, l'azienda di Bagnoli specializzata nella costruzione di carri miscelatori per la zootecnia, sono senza lavoro e senza stipendio. Domattina manifesteranno di fronte al Tribunale di Padova durante l'udienza per l'istanza di fallimento ma le prospettive sono tutt'altro che rassicuranti: o i proprietari - i fratelli Fausto, Luigi e Alessandra Faccia - assicurano la liquidità (propria o di un eventuale acquirente) o il destino dell'azienda è segnato. Da mesi l'ex «serenissimo» che salì sul campanile di San Marco denuncia si essere vittima delle banche che avrebbero chiuso ogni canale di finanziamento. Giusto una settimana fa, l'imprenditore ha ospitato nella sede dell'azienda il convegno nazionale dell'Associazione antiusura per discutere il difficile rapporto fra gli istituti di credito e le imprese a corto di liquidità.
Nei fatti, però, la produzione è ferma da gennaio e i lavoratori stanno ancora attendendo la cassa integrazione. Dei 54 dipendenti sono pochi quelli che hanno trovato una nuova collocazione e almeno 45 sono ancora senza stipendio. Inizialmente, fanno sapere i rappresentanti sindacali, era stata chiesta la cassa integrazione ordinaria ma l'azienda non è stata in grado di pagare quindi è partita l'istanza all'Inps per il passaggio alla cig straordinaria.
La risposta non è ancora arrivata, intanto i lavoratori hanno potuto ricevere un anticipo di due mensilità grazie all'accordo fra la Provincia e le banche del territorio. Ora la parola passa al giudice fallimentare. «Al momento non abbiamo notizie di eventuali acquirenti», fa sapere Alessandro Barbiero (Fim-Cisl) «tempo fa si era fatto avanti qualcuno, poi non abbiamo saputo più nulla, anche per l'atteggiamento dell'azienda. In mancanza di possibili soluzioni al giudice non resterà che applicare la legge». Nei mesi scorsi i dipendenti della Unifast hanno manifestato più volte chiedendo aiuto. Finora, un appello vano.
(Nicola Stievano)