L’assessore al vescovo: «Non tagliamo nulla»
Mercoledì 11 Gennaio 2012, Rovigo - L’ospedale di Trecenta non è in discussione, nemmeno i reparti di quest’ultimo e anche del nosocomio di Rovigo.
L’assessore Luca Coletto, mentre è al lavoro per disegnare la nuova sanità veneta, cerca di portare risposte rasserenanti in ultima battuta alla reprimenda del vescovo Lucio Soravito, ma indirettamente anche a tutti gli allarmi che da lungo tempo si susseguono da varie parti, dai sindacati ai sindaci, alla Provincia e giù fino ai cittadini. E spesso non solo di allarmi si tratta, ma di fatti, considerato che riduzioni dei servizi e accorpamenti ci sono stati nel passato più lontano e in quello recente.
«Si procede in un’apparente confusione di idee e prospettive, forse per agire più liberamente nel buio che si va creando», «intollerabile che per avere cure urgenti si debba andare a pagamento», «implacabile depotenziamento» del San Luca di Trecenta che va fermato mantenendo tutti i servizi: sono questi i temi toccati da Soravito insieme ai sacerdoti medio-altopolesani nella lettera inviata ai vertici dell’Ulss e al presidente della giunta regionale Luca Zaia.
Il grido di dolore del presule di Adria e Rovigo sui tagli alla sanità trova in Coletto una condivisione degli obiettivi, ma non delle paure. «Il vescovo ha speso una parola a sostegno della sanità come tutti noi vogliamo, sia essa privata che pubblica. Il vescovo non deve preoccuparsi: da che sono in questo assessorato non è stato fatto alcun taglio e non ne farò».
L’assessore regionale, anzi, annuncia che a breve, entro gennaio confida, incontrerà «i sindaci e i direttori generali delle Ulss polesane per verificare la situazione e studiare insieme come intervenire e agire, in vista del Piano sociosanitario veneto», per quella parola d’ordine che è razionalizzazione, ma senza intaccare l’assistenza, almeno per quanto possibile.
«L’ospedale di Trecenta non sparirà - assicura il referente per la sanità della giunta Zaia - quel che abbiamo fatto qui e in Veneto finora è stato il razionalizzare per contenere le spese, ma senza togliere alcunché».
Il nosocomio resta, allora, ma potrebbero essere tolti dei reparti per attuare tale razionalizzazione, magari accorpandoli in una sede sola.
«No, non c’è alcun rischio di perdere reparti - ribatte Coletto - la razionalizzazione è far funzionare meglio la macchina, senza alcuna fusione di questi servizi. Se dopo quindici anni il bilancio della Regione è in attivo senza nemmeno avere l’Irpef, significa che stiamo operando nel modo giusto».
L’incontro che ha in agenda con il Polesine, dunque, mira a far combaciare le esigenze. In quale modo?
«Inutile parlare adesso e su altri canali - risponde l’assessore - il posto giusto, più corretto per discutere di questi argomenti, è la sede istituzionale. A tavolino, insieme ai sindaci, agli amministratori eletti e ai direttori delle aziende sanitarie, si potranno mettere a punto le schede che comporranno il Piano sociosanitario regionale. Le soluzioni saranno trovate tutte insieme al territorio».
Per quando spera possa essere pronto il Piano sanitario?
«Spero che entro l’anno sia andato in aula e votato, in modo da chiudere finalmente una storia che anch’essa va avanti da quindici anni».