L'area metropolitana attende la rotaia: «Dopo le strade i treni»
L'area metropolitana attende la rotaia: «Dopo le strade i treni»
Fra Pedemontana e Sfmr: «Integriamo il sistema»
CASTELFRANCO VENETO - Il Veneto? Una locomotiva che viaggiava su gomma. Per questo il primo obiettivo degli interventi della Regione è stato il miglioramento della rete stradale. Da ultimo, dopo aver realizzato il Passante, ora l'ultimo grande obiettivo è la costruzione della Pedemontana. Eppure è proprio adesso che per la ferrovia si aprono gli scenari più interessanti; e saranno in realtà l'alta velocità e la metropolitana di superficie a segnare la svolta nella mobilità del Veneto, con conseguenze per i cittadini ancora maggiori rispetto a quanto visto con il Passante. Perché saranno le ferrovie a consentire, ad esempio, di raggiungere in quaranta minuti Milano da Verona, o di rendere l'Aeroporto Marco Polo di Venezia fulcro di un sistema metropolitano che abbraccia anche Padova, Vicenza e Treviso. Pedemontana compresa, ora così distante da tutto. Risultati solo potenziali, per ora, eppure decisivi e a portata di mano, solo a smuovere una situazione in stallo. Ed è proprio questo scenario che si discuterà oggi a Castelfranco Veneto nel convegno «Pedemontana e Metrò per la grande città metropolitana» , organizzato da Corriere del Veneto e Nordesteuropa (inzio alle 18 al teatro Accademico), al quale parteciperanno l'assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, e i sindaci dell'area. E a richiamare l'attenzione sui ritardi nelle novità attese per il sistema ferroviario sono le imprese: «Il programma dev'essere portato a termine nel più breve tempo -afferma Franco Miller, l'imprenditore che ha la delega per le infrastrutture nella giunta regionale di Confindustria Veneto -Se la Tav non si può realizzare in Veneto entro il 2020 con denaro pubblico, allora è necessario far intervenire la finanza privata» . Imprenditori, forze politiche e sindacali: sono d'accordo: il futuro viaggia su rotaia. Perché la ferrovia ha il pregio di poter strutturare la grande città metropolitana che già esiste al centro del Veneto. Eppure la rete ferroviaria, progettata sin dalla seconda metà degli anni Ottanta, non è però ancora completa: oltre agli investimenti infrastrutturali per ultimare i lavori svolti negli ultimi vent'anni, dai binari alle stazioni, è necessario ripensare tutto il trasporto pubblico su gomma. Paolo Feltrin, docente dell'Università di Trieste, è certo: la Regione cambierà volto. A patto che si avvii una fase di studio e riflessione, per non ripetere gli errori del passato. «Bisogna tenere insieme la programmazione delle reti ferroviarie e stradali -sottolinea Feltrin, tra i i relatori del convegno -con la programmazione urbanistica e la programmazione dei nodi, ovvero dei parchi commerciali e delle zone industriali» . Intanto un primo passo in avanti, annunciato come decisivo, è la firma del contratto per l'acquisto di 22 treni, due mesi fa; il primo lotto sarà pronto tra un anno e mezzo. Sempre se, come teme il segretario generale della Filt-Cgil, Ilario Simonaggio, non serviranno solo «a sostituire i treni fatiscenti che ancora sono in servizio sulle tratte regionali» . Gli sforzi fatti negli ultimi anni rischiano anzi, secondo il sindacato, di essere compromessi: i tagli ai finanziamente al trasporto pubblico annunciati dalla Regione potrebbero compromettere la rete esistente. «Finora si son fatte solo strade -aggiunge Franco Migliorini, esperto di mobilità e già dirigente della direzione trasporti regionale -Ancora adesso non c'è un modello di esercizio del sistema metropolitano e manca un piano di integrazione con gli autobus» . Il timore è che tra due anni si rischi di scoprire che non ci saranno i treni per affrontare la nuova stagione. «Nessuno fa i miracoli ma la politica regionale -afferma Migliorini -non sta facendo ciò che serve, tenendo conto che ritardi e disservizi rappresentano un costo sociale per le persone» . Massimo Favaro