L'allarme. Per la sanità veneta da Roma gli stessi soldi del 2009
L'allarme. Per la sanità veneta da Roma gli stessi soldi del 2009
VENEZIA - E' difficilmente praticabile la bozza del «Patto per la salute» degli anni 2010/2011 preparata dai tecnici del ministero dell'Economia. Prevede, tra le altre cose: «una riduzione dei posti letto diretta a promuovere il passaggio dal ricovero ospedaliero a quello diurno e dal diurno all'assistenza ambulatoriale»; «l'impegno delle Regioni alla riduzione delle spese di personale»; e, in caso di squilibrio di bilancio, «forme di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie da parte dei cittadini, ivi compresi gli esenti». Tradotto: ticket più alti.
«Ma l'aspetto più grave è che il governo assicura per il nuovo fondo sanitario nazionale le stesse risorse erogate l'anno scorso, potenziate di un impercettibile 0,01% - spiega l'assessore alla Sanità, Sandro Sandri, mercoledì e ieri a Roma per decidere con le altre Regioni una linea d'azione comune -. Non vengono considerati nè l'aumento della spesa nè l'1,5% di tasso di inflazione programmata, perciò al Veneto andrebbero i 7,7 miliardi di euro ricevuti per il 2009. Stiamo esortando i direttori generali a tagliare ulteriormente le spese, ma ci sono i contratti del personale da onorare e rinnovare, perciò se il governo non ci dovesse riconoscere nemmeno il tasso d'inflazione la situazione si farebbe pesante anche per noi, Regione virtuosa. L'altro problema è che il Sud è restio ad abbandonare la spesa storica a favore dei costi standard, voluti invece dal Nord».
Vasco Errani, a capo della Conferenza dei presidenti delle Regioni, è stato incaricato di andare a trattare. «Sono sicuro che l'esecutivo Berlusconi sia disposto a venirci incontro - dice Sandri - l'importante è non abbandonare il tavolo di confronto.
Quanto ai tagli previsti nella bozza del Patto per la salute, comunque tutta da discutere, il Veneto ha già dato, prima li onorino le Regioni sempre in rosso. Se si mettono in pari come noi, l'equilibrio si raggiungerà senza ulteriori sacrifici a carico di chi ha sempre fatto il proprio dovere». Il Veneto vanta i 160 ricoveri per mille abitanti imposti finora, scendere al nuovo indice del 148 per mille indicato dal ministero dell'Economia sarebbe dura. Così come sarebbe impossibile ridurre il personale visto che, come ricorda l'assessore, in organico mancano già duemila infermieri e mille medici. «Di aumentare il ticket, poi, non se ne parla proprio - chiude Sandri - è sempre stata una nostra battaglia non infierire sulle tasche dei cittadini».
M.N.M.