«L accordo Fiat? Abbiamo visto di peggio»

«L accordo Fiat? Abbiamo visto di peggio»
BELLUNO. «L'accordo allo stabilimento Mirafiori di Torino? Nella nostra provincia ne abbiamo fatti di più duri». Certo non è una consolazione, ma il sindacato dei metalmeccanici bellunese commenta anche così il voto al referendum per l'accordo a Mirafiori che ha visto la vittoria dei sì (54%) anche se non così largamente come si pensava. E la fabbrica si trova, ora, spaccata in due.
La Fiom è cauta. «La Fiom non ha mai riconosciuto quel referendum in cui in gioco c'erano i posti di lavoro, un referendum non libero. A questo punto siamo consapevoli che sia improcrastinabile una legge sulla rappresentanza», commenta controllato Alessandro Da Rugna, segretario della Fiom che aggiunge: «Sicuramente, visto il clima che si era creato, mi sarei aspettato un vantaggio più ampio dei sì».
La posizione della Uilm. Parla di un risultato «che evidenzia la sconfitta di chi pensava di far passare l'accordo per il proprio peso politico», e della «sconfitta di una egemonia», Paolo Da Lan della Uilm. «Oggi c'è un'organizzazione sindacale che non può più vivere di veti, gli accordi si fanno perchè ci si crede. Adesso però si gioca la seconda partita dove non si potrà più pensare di prendere in mano il potere avuto per anni e pensare di modificare la partita, ma o si firmerà questo accordo o si sarà fuori. Credo che Marchionne abbia cambiato i rapporti, dimostrando che il re è nudo», analizza Da Lan per il quale «con questo accordo Marchionne è inchiodato a far arrivare i soldi».
La Fim Cisl. Ma per Bruno Deola, segretario Fim Cisl, la cosa non sarà così semplice. «La fabbrica ora è spaccata in due e attirare finanziamenti in queste condizioni sarà ancora più dura. Credo che la vicenda parta male.
E sulla Fiom, Deola dice: «Adesso si sono accorti che agendo così sono rimasti fuori dal gioco. Anche nella nostra provincia abbiamo avuto dei casi simili alla Mirafiori: pensiamo all'Acc dove per ottenere i 40 milioni di euro di investimenti, c'è voluto il lodo Reolon, e i lavoratori anche quella volta hanno votato il referendum praticamente con la pistola alla tempia; si sono fatti grossi sacrifici, però ora l'impresa è in piedi». E sulla legge di rappresentanza, Deola è scettico: «Dobbiamo sapere bene cosa vogliamo perchè con questa legge non si potranno più fare i referendum e le consultazioni».
La Camera del lavoro. Preoccupato per come sono andate le cose il segretario della Cgil, Renato Bressan. «Non entro nel merito dell'accordo su cui abbiamo espresso perplessità in quanto manomette i diritti indisponibili dello sciopero e della malattia», precisa il segretario che aggiunge: «Il risultato dimostra che, nonostante le minacce di perdere il posti di lavoro, i lavoratori hanno votato con la loro testa. Sicuramente dopo questo referendum la fabbrica esce spaccata».
Sulla Fiom, Bressan precisa che «sarebbe meglio riflettesse che la logica del "mai firmare" porta solo ad essere tagliati fuori dalla fabbrica. E questo non possiamo permetterlo. Se la Fiom facesse un passo indietro tutti capirebbero». Ma questo non toglie, per il segretario della Camera del Lavoro, che «con questo accordo si sia dato vita ad un modello sindacale per cui chi non vota subito può farlo solo se i firmatari lo consentono. È un modo brutto per far fuori la Fiom». (p.d.a.)