L'OPINIONE. Primo Maggio, se non diamo la certezza di un lavoro non ci sarà futuro per i giovani
L'OPINIONE. Primo Maggio, se non diamo la certezza di un lavoro non ci sarà futuro per i giovani
Sabato 1 Maggio 2010, Venezia - Anche quest'anno le sigle confederate si apprestano a festeggiare il primo maggio, la festa del lavoro, ma con quale responsabilità? I nostri nonni, i nostri genitori, con le lotte sindacali del passato, ci hanno lasciato un grande patrimonio di diritti e tutele sociali sul lavoro: la legge 300 dello statuto dei lavoratori di cui il prossimo 20 maggio festeggeremo il 40. anniversario.
Noi cosa lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti? Sicuramente non quel benessere crescente che noi abbiamo ereditato dai nostri padri grazie alle loro dure lotte del passato.
Oggi e' in aumento tra i giovani l'insicurezza per il domani; se non diamo sicurezza e certezza di un lavoro alle nuove leve non ci sarà futuro.
Festeggiamo la festa del lavoro con una unica certezza: questa congiuntura economica negativa cambierà ciò che è stato finora, soprattutto in Veneto, soprattutto a Venezia. Questa crisi sta pesando enormemente sulle spalle dei lavoratori a reddito fisso e dei pensionati, dei giovani che non trovano occupazione e dei precari che non intravedono un futuro.
Una situazione che pesa sulle nostre coscienze. I temi che le confederazioni nazionali Uil Cgil Cisl affronteranno in questi giorni in tutte le piazze sono: lavoro, legalità e solidarietà.
I nostri nonni ci hanno cresciuto con l'idea che i soldi si generano con la produzione, con il lavoro, con il sudore; questa crisi è stata prodotta ed accentuata da chi ha attuato alchimie finanziarie senza regole. C'e' una unica ricetta per superare questo momento: far riprendere i consumi aumentando stipendi e pensioni: molte famiglie non arrivano alla terza settimana del mese e i dati nazionali evidenziano un allargamento della soglia di povertà nel nostro paese.
I dati forniti dall'agenzia delle entrate ci fanno gridare allo scandalo: solo l'1% dei contribuenti nel nostro paese supera i 150.000 euro di reddito, di questi il 60% sono lavoratori dipendenti e pensionati. I consumi dei beni di prima necessità stanno calando, questo dato è ancora più preoccupante se incrociato con le ripercussioni sulle aziende venete che per l'80% producono beni consumati nel nostro paese e solo il 20% è diretto sull'export europeo e mondiale. Nella sola provincia di Venezia, nei primi 3 mesi dell'anno, 75 aziende hanno cessato l'attività, con 2239 lavoratori in cassa integrazione o mobilità, il 49,9% su un totale di 4055 addetti. Delle aziende sopravvissute, 122 presentano indici di difficoltà cronici. Su scala regionale le crisi aziendali annunciate sono state 359 con quasi 8.000 "ottomila" lavoratori interessati. Un ulteriore dato: su 359 aziende 162 sono metalmeccaniche e, delle 359, 203 sono quelle con meno di 50 addetti.
L'area industriale di Marghera sta soffrendo enormemente rispetto ad altre aree del nostro Paese quando invece la chimica potrebbe essere uno dei punti di forza e di rilancio della nostra realtà e Marghera deve mantenere la sua vocazione industriale per mantenere la soglia occupazionale che si è già assottigliata.
In questo quadro generale, che valore assume la Festa del Lavoro? Quello della solidarietà, la sussidiarietà che e' innata nel nostro dna, raccogliendo l'eredità dei nostri nonni, ricordandoci come eravamo, come siamo oggi e come potremo essere noi per i nostri nipoti.
Gerardo Colamarco
segretario generale
Uil Veneto