L'OPINIONE. La crisi Pdl lascia il segno sulla Lega
Le amministrative lasciano il segno sulla Lega. Il risultato di Milano è uno shock anche perché si accompagna a una decisa battuta d'arresto in altre aree del Nord. E perché la débâcle del Pdl non si traduce nella cannibalizzazione da parte dell'alleato. Niente scambio di voti, questa volta. Insomma, il problema non è solo Milano, ma la crisi del Pdl che si riverbera sulla Lega. Lo sottolinea, con il solito intuito, Bossi, quando dice "Con il Pdl si perde". Parole che fanno trapelare incognite per l'alleanza competitiva che lo unisce al Cavaliere.
Lo stato maggiore leghista attribuisce la responsabilità del tracollo milanese a Berlusconi, che aveva chiesto un referendum pro o contro di sé: il responso è stato chiaro. Pisapia non solo va al ballottaggio, ma ci arriva in netto vantaggio. Una cocente sconfitta per il Cavaliere, che ora teme la diserzione degli elettori leghisti. Difficilmente, nel secondo turno, il Carroccio si mobilita a favore di candidati non suoi: perché dovrebbe farlo ora, a favore della sgradita Moratti?
Il risultato sotto la Madonnina è preoccupante per la Lega, perché lascia intravedere la nascita di un nuovo blocco sociale, formato da borghesia illuminata e ceti popolari, questi ultimi da tempo riserva di caccia leghista. Riserva che ora pare nuovamente aperta. All'ombra del Duomo, Bossi lascia, in un anno, quasi un terzo del suo elettorato, stanco del potere e delle rendite dei soliti noti. Segnale che lo schiacciamento sui problemi e sugli interessi personali di Berlusconi non paga più. Così il ballottaggio milanese potrebbe segnare la sconfitta di Berlusconi e dare il via a una crisi politica dagli esiti imprevedibili.
Anche a Bologna, nel sogno leghista capitale dell'ex Emilia Rossa destinata a diventare nuova terra verde, non è andata secondo le aspettative. Nonostante esprimesse il candidato sindaco, il Carroccio migliora sulle comunali del 2009 ma cresce solo di due punti sulle regionali, in una situazione cittadina assai favorevole alla redistribuzione interna all'alleanza. Ma il rallentamento è visibile anche nel Nordest. Il Carroccio vince le provinciali di Treviso, ma non sfonda. Nell'area più "verde" d'Italia, l'uscente Muraro vince con la stessa percentuale del 2006, ma la Lega perde il 20% sulle regionali.
Anche se comparare elezioni tanto diverse può essere una forzatura, la tendenza è chiara. Così come si conferma la nota difficoltà della Lega a penetrare nei centri urbani, dove la composizione sociale è più frammentata, a fronte dei consueti successi nella "campagna urbana". Unica consolazione, le difficoltà lombarde, visibili anche nei feudi di Varese e Pavia, che favoriscono un riequilibrio a favore dell'ala veneta del partito.
Il maggio poco radioso del Carroccio rivela anche che il ruolo di "partito di lotta/partito di governo" mostra i suoi limiti davanti a problemi che gli slogan non riescono a nascondere. Da qui la tentazione di Bossi, se la Moratti perdesse, di accelerare il passaggio della leadership berlusconiana a Tremonti.
Il Pdl cerca di esorcizzare il futuro minimizzando il possibile disastro milanese. Sbaglia. Non solo perché, da più di un secolo, Milano mostra il futuro anche in politica, ma perché per il Carroccio il controllo degli enti locali è decisivo. Senza Milano addio al sottogoverno, alla conquista della finanza bianca, a quel "modello bavarese" che resta nei sogni della Lega più che ogni legge ad personam.
Renzo Guolo