L'OCCUPAZIONE NELLA MARCA. Mobilità senza tutele dramma per gli under 40
L'OCCUPAZIONE NELLA MARCA. Mobilità senza tutele dramma per gli under 40
Giovedì 22 Luglio 2010, Treviso - (M.Zan.) È una ripresa per vecchi. Se gli altri indicatori economici stanno leggermente migliorando, l'occupazione resta ancora a terra anche nella Marca. E a farne le spese sono soprattutto i giovani: dei 1.669 lavoratori trevigiani entrati in mobilità tra aprile e giugno, secondo l'analisi effettata dalla Cisl provinciale, quasi uno su due ha meno di 40 anni.
Non solo: i licenziati under 40 godono anche di minor tutele dei loro colleghi più anziani. Gli ultracinquantenni, infatti, rappresentano il 40 per cento degli iscritti nelle liste di mobilità con indennità (quella legata alle grandi industrie), ma solo il 18 in quella senza sussidi, riservata alle piccole ditte. «Forse perché i giovani sono occupati in percentuale maggiore nelle piccole imprese, o forse perché le aziende, in questo momento, preferiscono salvare chi ha più esperienza professionale», commenta Cinzia Bonan, della segreteria provinciale del sindacato. Quale che sia la ragione, c'è il fenomeno può avere effetti sociali negativi: «Molti di questi lavoratori hanno famiglia e si ritrovano senza alcun sostegno».
Nel complesso, tuttavia, i licenziamenti registrano una leggera frenata: nel secondo trimestre il ricorso alla mobilità con indennità è sceso del 18% rispetto al trimestre precedente (in tutti i sei mesi, però, è aumentato del 55% rispetto alla prima metà del 2009), mentre la mobilità senza indennità è in calo del 40%.
Continua, al contrario, la corsa della cassa integrazione: l'ordinaria ha superato i 4 milioni di ore, 200mila in più del corrispondente periodo del 2009, quando la crisi era già conclamata. Giusto per fare un confronto: nel recente passato, la media di un intero anno non andava oltre il milione e mezzo di ore. Ancor maggior il balzo della «straordinaria»: a giugno il monte ore aveva già varcato quota otto milioni, mentre in tutto l'anno precedente aveva raggiunto i 6,8 milioni.
«Il punto più basso della crisi è alle spalle, ma tutte le analisi confermano un assestamento delle nostre aziende su un 27-30% in meno di occupati - spiega Alfio Calvagna, anch'egli della segreteria Cisl -. Nel giro di 2-3 anni il tasso di disoccupazione si stima al 5,5%. Bisogna salvaguardare l'occupazione e rifinanziare gli ammortizzatori. Ma proponiamo anche un patto tra tutti gli attori sociali per la riconversione del nostro sistema produttivo».