L'Irpef frutterà 1,2 miliardi

L'Irpef frutterà 1,2 miliardi Terremoto in vista nelle Usl: via la metà dei direttori E riprende quota il progetto del nuovo ospedale di Padova VENEZIA. «La dinamica delineata è corretta». Il commento lapidario di Luca Zaia conferma lo scenario prossimo venturo del più ingente business nostrano, la sanità. Che all'inizio di aprile - quando i bilanci delle Usl certificheranno un disavanzo oscillante tra i 450 e i 500 milioni a fronte dell'impossibilità della Regione di farvi fronte - sarà commissariata dal ministero dell'Economia. Il provvedimento, inedito per il Veneto, innescherà le misure correttive dettate dal Patto per la Salute: piano di rientro affidato allo stesso governatore Zaia che diventerà commissario ad acta, dotato di poteri straordinari; reintroduzione dell'addizionale Irpef con aliquota 0,9% (il massimo) estesa a ogni fascia di reddito; decadenza immediata dall'incarico dei direttori generali delle aziende. Un percorso dalle ricadute significative, non soltanto dal punto di vista finanziario - il capitolo sanità assorbe l'83% del bilancio di Palazzo Balbi, sfiorando i 10 miliardi - ma anche sul piano politico, incidendo nei rapporti tra gli alleati-rivali, Lega e Pdl. L'addizionale, anzitutto. Decollerà nel maggio prossimo e avrà una durata pari a quella del piano, con ogni probabilità triennale. In quest'arco di tempo assicurerà alla Regione un gettito stimato in 1,2 miliardi di euro. Un fiume di risorse, provenienti dalle tasche dei contribuenti, che consentirà di ripianare i conti in rosso e di sbloccare gli investimenti di lungo periodo, a cominciare dal nuovo polo ospedaliero di Padova. La speranza è che, grazie all'indotto, si riveli un autentico volano di ripresa per la stagnante economia locale. Attenzione: risanati i bilanci, l'addizionale non scomparirà; al più sarà ridotta nell'entità e limitata alle categorie medio-alte. La circostanza suscita un interrogativo. Perché i pidiellini hanno tenacemente posto il veto alla reintroduzione dell'imposta nella sua versione originaria, ovvero lo 0,5% applicato ai soli imponibili superiori ai 29.500 euro? Forse per coerenza rispetto alla scelta compiuta da Giancarlo Galan, che a conclusione del mandato presidenziale («Posso permettermi di farlo», dichiarò «perché ho lavorato meglio degli altri») la sospese? Oppure - è la convinzione "padana" - per mettere i bastoni tra le ruote allo straripante partner leghista? In giunta gli assessori berlusconiani hanno convenuto con Zaia sull'opportunità di una reintroduzione; ma ad opporsi, resistendo a ogni pressione, è stato il gruppo consiliare capitanato da Dario Bond. L'esito di tutto ciò? Un epilogo commissariale che renderà obbligatoria l'«odiata» addizionale, per di più nella sua versione più gravosa. E una disponibilità, insperata in tempi di vacche magre, di risorse supplementari a beneficio del governatore e dei suoi ambiziosi progetti. Non bastasse, al commissario ad acta Zaia - che in attesa delle cifre ufficiali si dichiara «soddisfatto» della riduzione del debito architettata dal segretario alla sanità Domenico Mantoan - si prospetta anche la chance di modificare radicalmente il management di Usl e aziende. Dei 24 direttori generali, abbiamo appreso, la metà rischia seriamente il congedo. E' lo scardinamento del sistema-Galan (meglio, Galan-Tosi) offerto su un piatto d'argento al governatore da un Pdl in crisi di leadership.

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