L'INTERVISTA. Il vicepresidente della Regione, vice-leader Pdl, fa il punto alla fine dell'anno
«In corsa per il Nordest capitale della cultura: è in gioco tutto il futuro». Zorzato: «È la sfida per un progetto globale di sviluppo del Veneto» E intanto ha pronti altri 100 mila euro per il Teatro civico di Vicenza
VENEZIA. È pronto a portare in giunta, nella seduta di oggi, un finanziamento da 100 mila euro per la Fondazione del Teatro civico di Vicenza: quei soldi che in autunno mancavano all'appello, come avevano denunciato i consiglieri vicentini del Pd, e che ora arrivano invece dalla Regione. Marino Zorzato, vicepresidente della Regione Veneto e vicecoordinatore regionale del Pdl, assessore alla cultura, è ben lieto di portare un regalo di fine anno per Vicenza.
Assessore Zorzato, con domani chiudete la prima tappa del vostro mandato dopo le elezioni vinte ad aprile: com'è il suo bilancio?
Sul piano personale è positivo: direi che è stato entusiasmante, perché governare la propria regione è un'esperienza unica, ma anche molto più impegnativo di quanto ci si potesse immaginare. Anche rispetto al Parlamento o ad altri enti locali. Sul piano politico siamo di fronte a una situazione difficile in cui è necessario impegnarsi per tenere alti i servizi rispetto a un calo di risorse. E c'è da aggiungere che c'è stata pure l'alluvione, ma su questo ci sono state pure soddisfazioni: siamo i primi nella storia, dal '45 in poi, ad essere riusciti a far arrivare i primi risarcimenti ai cittadini ad appena 60 giorni di distanza dal disastro. E un'altra soddisfazione è essere riuscito a diminuire la spesa del personale della Regione, concordando con i dirigenti una riorganizzazione anche sulla qualità.
Le opposizioni obiettano che secondo loro quel risparmio sui costi interni non c'è stato.
"Secondo loro", appunto. Posso assicurare che sui dirigenti c'è un risparmio di 2 milioni di euro l'anno, soldi che vanno per altre esigenze di bilancio della Regione. E sul personale in genere abbiamo concordato con i sindacati che su 140 pensionamenti scatterà il turn-over per meno della metà dei posti lasciati vuoti. Questi sono numeri reali, altro che opinioni. Certo, puntiamo sulle riduzioni di personale lavorando sui pensionamenti e non su licenziamenti, perché non vogliamo fare "macelleria sociale". E comunque per il rapporto tra personale e numero di residenti il Veneto era già ai vertici delle classifiche nazionali, segno che si era già lavorato bene in passato e che non era certo facile migliorare ancora, come invece siamo riusciti a fare trattando con i sindacati. Ora dovremo stabilizzare questa riorganizzazione.
Sul fronte politico continua la periodica consultazione alla "cena del bollito" tra alleati Lega e Pdl voluta dopo le elezioni dal presidente Zaia?
Sì, ci si vede ogni 15 giorni coi coordinatori veneti Giorgetti (Pdl) e Gobbo (Lega). E ogni martedì c'è un tavolo politico "regionale" con i capigruppo di Lega e Pdl per concordare tra Giunta e Consiglio metodi di lavoro e programmi. Il metodo è efficace, e pur nella diversità di alcune posizioni tra noi e la Lega il dialogo tra i due partiti funziona.
I vostri iscritti però in questi mesi hanno manifestato più volte un'insofferenza verso la Lega che ha preso la guida della Regione: "Il Carroccio ci vuole portare via i voti", dicono.
Non c'è nessuno nel Pdl che sia contento che sia cambiata la guida della Regione, ma a volte è necessario accettare logiche e meccanismi che passano anche sopra alle dinamiche regionali. Il percorso ora è diverso: la coalizione Pdl-Lega ha avuto un grande successo alle elezioni, abbiamo al Governo tre ministri fondamentali come Galan, Sacconi e Brunetta, e come assessori regionali stiamo lavorando a fondo nei nostri settori. Ma soprattutto abbiamo la maggioranza nella classe degli amministratori del Pdl in Veneto, tra sindaci-assessori e altri: il primato nella presenza territoriale e nella qualità è nostro. Magari appare meno a livello di mass media, ma è un punto di forza.
Il Pdl ha però dato la sensazione di aver agito due volte come "spina nel fianco" del governatore leghista Zaia: è stato fatto saltare l'esame del nuovo regolamento del Consiglio regionale, e poi avete detto no all'addizionale Irpef da reintrodurre.
Sul regolamento del Consiglio la decisione è stata presa assieme. C'era da dare priorità al voto sul bilancio e sul fondo da 35 milioni per il sostegno del credito alle imprese, e con Zaia abbiamo condiviso l'idea che la gente non avrebbe capito una priorità data invece alla pur importante modifica ingegneristica delle regole di dibattito in consiglio veneto. Non c'è stata alcuna tensione tra noi.
E sul no all'addizionale Irpef che Zaia invece voleva reintrodurre?
C'è stata una valutazione diversa nel dibattito. È passata la nostra linea di non mettere le mani in tasca ai veneti. L'addizionale servirebbe solo ai conti della sanità, che nel 2010 ha già avuto il 2,5% in più, cioè 200-250 milioni in più. L'anno scorso alla fine sono serviti solo 25 milioni per ripianare il deficit della sanità: attendiamo marzo-aprile e vediamo come sarà quest'anno.
Quindi non siete pentiti del no all'Irpef? Ci sono sindacati come la Cisl che hanno criticato duramente questa scelta che prelevava un po' di soldi da redditi medio-alti, visti i tagli di bilancio che sono arrivati ora.
Attenzione: sono due discorsi diversi. L'addizionale Irpef per legge serve solo per i conti della sanità, e non per il resto del bilancio tipo i trasporti e il sociale. E come ho detto la sanità veneta ha avuto un aumento di risorse per il 2010. Attendiamo a vedere i conti.
Ma gli altri anni la Regione aveva comunque suoi soldi "messi da parte" per far fronte al deficit della sanità, ed erano appunto i fondi dell'addizionale Irpef.
Mai messo via nulla preventivamente. Ripeto: l'anno scorso alla fine c'era uno sbilancio di soli 25 milioni. Vedremo in primavera: se ci sarà un deficit da coprire, Lega e Pdl decideranno insieme cosa fare.
In ogni caso avete dovuto presentare un bilancio con una raffica di tagli, e cresce la sensazione che ci sarà da soffrire in Veneto.
Anche qui però prima di dare ascolto a chi grida ai maxi-tagli guardiamo le cifre: il bilancio della Regione è di 13 miliardi di euro e il taglio dei trasferimenti è di 400 milioni, vale a dire il 3%. Chi parla di tagli del 40-50-60% lo fa perché indirizza i calcoli sulle cosiddette "spese comprimibili", ma gli stipendi, la sanità, le spese obbligatorie non si toccano. E quando le opposizioni ci attaccano poi per i tagli decisi dalla giunta, dovrebbero anche indicare dove andare a prendere i soldi per non tagliare quei capitoli, perché ad aumentare le spese e basta sono bravi tutti. La verità è che qui in Veneto abbiamo deciso diversamente da Roma, dove Tremonti è stato criticato perché ha stabilito tagli orizzontali per tutti indiscriminatamente. Noi abbiamo stabilito priorità, decisi a salvaguardare sanità, sociale, lavoro, trasporti pubblici, formazione e istruzione.
Diciamo che sono settori che sono stati meno tagliati di altri.
La scelta politica c'è, perché di fronte a capitoli di bilancio dove il taglio è del 90-100%, che ci sia una riduzione del 15-20% c'è una gran bella differenza. E ripeto: sono le spese "a destinazione libera", perché quelle vincolate ci sono tutte. Ad esempio per la formazione il grosso viene dai contributi garantiti da fondi europei, e quei soldi ci saranno anche nel 2011. E per l'ambiente i capitoli dei fondi nazionali sono integri. Se poi dobbiamo tagliare in settori come il mio perché non ci sono soldi dallo Stato, sono il primo che soffre ma cosa facciamo, tagliamo di più sociale e trasporti?
La cultura in effetti però sembra la cenerentola del bilancio.
Mi sono preoccupato, ma ho agito: ho convocato oltre 100 enti e ho spiegato la situazione, la mia intenzione di tutelare la cultura "alta" risparmiando sul resto, e di mettere in rete il più possibile le iniziative per risparmiare con le economie di scala, e non si sono sentite urla di protesta. Hanno capito. La realtà va affrontata a viso aperto e di fronte a cali di risorse bisogna aguzzare l'ingegno e trovare il modo di avere più accesso a fondi europei e ad altre forme di finanziamento.
Urbanistica: le opposizioni hanno denunciato una certa ritrosìa della Regione a cedere la competenza sui piani alle Province che si sono dotate di Piano territoriale Ptcp.
Nessun freno. Da parte mia, quando si avvia un processo va portato fino in fondo: Padova e Treviso hanno già le competenze, Belluno le ha appena avute e Venezia le avrà a ore. Il percorso è irreversibile. Alla Regione oggi tocca non la gestione delle intese coi Comuni, ma progettare il futuro del territorio.
E tra un anno, quando si volterà indietro, cosa vorrebbe vedere realizzato?
Con Roma deve continuare questa filiera virtuosa che ci ha visto portare risultati eccezionali sull'alluvione. E tra un anno spero di avere ormai pronto il progetto di "Venezia e il Nordest capitale della cultura europea 2019", che è una sfida che si gioca fino al 2013. Perché "cultura" riassume in sè tutti i temi in cui si gioca lo sviluppo del futuro della nostra regione. Paesaggio, turismo, cultura, hanno bisogno di un substrato nel territorio, e quindi di una urbanistica che garantisca crescita in questa direzione. È la mia sfida e il sogno che spero di veder realizzato.
Pietro Erle