L'INTERVISTA/1. Il referendum allo stabilimento di Pomigliano visto dalla Cgil di Vicenza. «Sui diritti costituzionali non è possibile trattare»

L'INTERVISTA/1. Il referendum allo stabilimento di Pomigliano visto dalla Cgil di Vicenza. «Sui diritti costituzionali non è possibile trattare»
Bergamin: «I posti di lavoro? Questo precedente è molto pericoloso»

Dovrebbe essere contenta, perché i numeri dicono che a Pomigliano ha vinto la Fiom-Cgil. Con il 17 per cento degli iscritti ha portato a casa un significativo 36 per cento di "no" al referendum che chiedeva ai lavoratori il via libera alle condizioni proposte dalla Fiat per lo spostamento in Campania della produzione della Panda dalla Polonia. Dovrebbe essere soddisfatta, ma Marina Bergamin, segretaria generale della Cgil di Vicenza, ha una faccia da funerale. «Questa è una sconfitta per tutti», è la sua prima reazione all'esito della consultazione.
Non pensa che la Fiom, di fronte alla prospettiva di un simile piano di investimento, avrebbe fatto meglio a firmare con Fim e Uilm?
La posizione è stata chiara fin dall'inizio ed è lo stesso statuto del nostro sindacato che ci impone di non trattare su questioni che finiscono col violare i diritti costituzionali.
Si riferisce alle limitazioni degli scioperi e delle assenze per malattie...
Noi abbiamo sempre trattato, trattiamo e tratteremo qualsiasi punto che ha a che fare con il lavoro, comprese le richieste di massima flessibilità. Ma non possiamo accettare che i diritti fondamentali vengano negati.
Quel che succede a Pomigliano, però, è assolutamente eccezionale. Tutti riconoscono che l'assenteismo è fuori da ogni logica. Non crede che, a fronte di un simile piano di investimento, la Fiat non potesse chiedere garanzie?
Il punto è che questo contratto rischia di diventare un precedente. E chi me lo dice che, in una prossima occasione, un'altra azienda non ritenga un suo diritto chiedere il medesimo trattamento?
Non mi pare che a Vicenza, per dire, ci siano situazioni paragonabili al caso di Pomigliano...
No, a Vicenza le relazioni sindacali sono improntate al rispetto reciproco. Magari non ci troviamo d'accordo, ma devo riconoscere a Confindustria, per citare una controparte, di essersi sempre comportata correttamente. Tuttavia un precedente come quello di Pomigliano non possiamo lasciarlo passare.
La crisi, in questi due anni, si è fatta sentire anche nel Vicentino. Però la conflittualità sindacale è stata ridotta al minimo. Come è stato possibile?
Diciamo che c'è stata una reciproca presa d'atto della situazione. Sono stati firmati diversi contratti di solidarietà, che hanno permesso ai lavoratori di mantenere il posto e ai datori di lavoro di contenere i costi grazie alle agevolazioni previste dalla fattispecie.
Ma come spiega che a livello nazionale la Cgil è sempre divisa da Cisl e Uil e a livello vicentino, bene o male, i contratti vengono firmati in maniera unitaria?
Ricordo solo un caso in cui non si è raggiunta l'intesa di tutte le sigle, ed è successo alla Stefani. Per il resto, quando si lavora sul campo, e non parlo solo di Vicenza, è più facile trovarsi sulla stessa lunghezza d'onda.
Però domani lo sciopero lo farete solo voi. Cosa dice a chi sostiene che la Cgil fa più politica che sindacato?
Domani per me è una ricorrenza particolare. Sono due anni esatti che sono alla guida della Cgil di Vicenza.
Auguri. Si è scelta il momento giusto...
Può dirlo forte. L'ho ricordato l'altro giorno al mio predecessore, Oscar Mancini, che ha lasciato quando ancora l'economia sembrava volare.
Tornando alla politica e alla Cgil...
Di fronte a una manovra del governo così iniqua, che prevede che siano sempre i soliti a pagare, cioè i lavoratori dipendenti, lo sciopero generale è sacrosanto. E spero che ci siano tanti vicentini domani in piazza delle Poste.
Pomigliano a parte, come prevede possa evolversi la situazione economica vicentina?
Ci sono alcune medie imprese che stanno ripartendo. Ma manca un disegno comune.
Marina Bergamin

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