L'INTERVENTO. La concretezza del sindacato.

Sabato 1 Maggio 2010, In occasione del 60imo della Cisl (l'atto costitutivo è del 30 aprile 1950) che, nel Veneto, celebriamo a Montebelluna, ci è stato dato un articolo del Gazzettino del 6 maggio 1952 che riporta un intervento della FUILA (il nome della Federazione dei lavoratori tessili della Cisl) di Treviso sulla questione della crisi del settore calzaturiero già allora presente in questa parte della Marca che poi è diventata il distretto della calzatura ( e dell'abbigliamento ) sportivo.
Gli argomenti della Fuila possiamo così riassumerli: con la fine dell'autarchia (imposta da Regime) e della politica militarista e la crescita della autoproduzione di calzature da parte dei Paesi a cui andava una parte della nostra produzione (ex colonie comprese) l'apparato calzaturiero è andato in crisi per sovrapproduzione nemmeno compensata dai consumi interni. L'Italia, sottolinea il sindacato dei tessili Cisl- è infatti un ben misera consumatrice di scarpe tanto da occupare uno degli ultimi posti tra i paesi civili al mondo (consumi annui di scarpe in paia: Inghilterra 2, Francia 1,25, Italia 0,70). Veniva quindi indicata, come soluzione utile a superare la crisi, la produzione di scarpe a più basso prezzo per consentire anche ai più bisognosi di acquistarle. Allargare il numero dei consumatori con prodotti a basso prezzo, concludeva il documento sindacale, "è un esempio che ci viene dalla Nazioni più ricche: Perché non dovremmo farlo proprio noi Italiani?"
In questi argomenti troviamo molti aspetti della visione sociale del sindacato nuovo di Pastore, che stava mettendo le sue autonome radici tra mille difficoltà. In primo luogo la sua vocazione riformista e non antagonista al sistema economico, il riconoscimento che il legame tra sviluppo dell'economia e miglioramento delle condizioni dei lavoratori non sono fatti separati ma strettamente collegati anche se non automatici o spontanei e da qui il ruolo del sindacato libero nei paesi democratici.
La produzione delle scarpe, allora bene accessibile a non tutti gli italiani (come evidenzia il sottotitolo dell'articolo che abbiamo riportato integralmente in www.cislveneto.it), è quindi parte di questa visione, le proposte per superarne la crisi sono coerenti con questa impostazione (sulla cui attualità non mi soffermo).
Non è il sindacato che pretende, a priori, un paio di scarpe per tutti ma che sostiene un cambiamento della produzione industriale per ottenere, nel mercato, questo risultato.
Un sindacato che indica come buon esempio da seguire una politica di produzione e mercato (è che già allora parla di consumatori) ciò che fanno gli altri Paesi più ricchi (all'epoca c'erano anche altri esempi).
Questa concretezza, questa voglia di battersi anche per dare un paio di scarpe a tutti, i più poveri compresi (che allora non erano, come oggi, una minoranza nella società italiana) riformando il sistema di produzione capitalismo, nell'ambito delle regole democratiche (che non significa assenza di lotte, anche dure, come la storia racconta, anche nel trevigiano, anche nel settore tessile), ha fatto si che la Cisl giunga ai suoi sessant'anni di vita (molti non ci credevano, alcuni non lo speravano) in "ottima forma", avendo segnato tutti, senza eccezione, quei grandi passi in avanti del movimento sindacale italiano che ne fanno ancora oggi una forza di rappresentanza sociale capace di coniugare gli interessi collettivi del mondo del lavoro con quelli generali di questo Paese e delle più ampie comunità politiche ed economiche a cui esso appartiene.
Tutelare concretamente le persone che lavorano, anche a partire da ciò che mettono ai piedi, è sempre una via difficile da seguire, ma che, per noi, a sessanta anni di distanza non ha alternative.
Franca Porto
Segretaria regionale Cisl

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