L'INTERVENTO. Come contrattare per il Veneto
Fare il punto sulla crisi e declinare le linee di una politica sindacale per i prossimi mesi nella nostra regione. Su questi argomenti si sviluppa la nostra assemblea dei quadri che teniamo oggi a Vicenza. Partendo da una considerazione: anche se fosse fondata l'opinione, oggi comune, che si è arrestata la caduta dell'economia ci rimane comunque la necessità di quantificarne i danni (oggi presenteremo una prima loro fotografia) e di attivare una piattaforma comune per dare maggior forza e sostanza alla ripresa.
Il Veneto, ricordiamocelo, ha incrociato la crisi internazionale e la recessione in una fase di grande salute del suo apparato produttivo e nel pieno di una sua riorganizzazione finalizzata ad una migliore competitività nei mercati internazionali. Una condizione, questa, che ci ha permesso di affrontare positivamente, fino ad oggi, i marosi della tempesta economica.
A permetterci però di navigare, senza affondare, in questa tempesta è stata la stretta cooperazione con cui hanno operato, da subito, le organizzazioni sindacali, le associazioni delle imprese e le istituzioni locali, in primis la Regione, per mettere in campo strumenti e risorse anticrisi. Un patrimonio «politico», quest'ultimo, che, detto per inciso, dovrebbe sostenere l'idea comune di un ciclo straordinario di investimenti in infrastrutture come anche di sorreggere la candidatura del Veneto a capitale europea della cultura nel 2019. In tutti i casi già è chiaro che niente sarà più come prima, anche qui.
Dovremo fare i conti, ad esempio, con una disoccupazione più strutturale, che riguarderà soprattutto maschi e immigrati. Da ciò consegue ancora di più l'urgenza di rinnovare il welfare collegato al lavoro: serve un welfare attivo, cioè partecipato dal lavoratore, e universale, senza quindi discriminanti di passaporto. Alle imprese necessita invece l'appoggio del credito locale mentre per le urgenti politiche sociali a favore delle persone e delle famiglie in difficoltà a causa della crisi va rinegoziato il patto di stabilità e creato un fondo di rotazione a disposizione dei Comuni.
Insomma il Veneto, e chi lo governa, deve guardare in avanti per uscire dalla crisi e le pratiche della politica devono stare all'opposto del protezionismo o del neocentralismo.
Certo molto rimane da fare e la Cisl deve saper metterci molto del suo per sollecitare e anche guidare questa trasformazione. Noi pensiamo ad esempio a una nuova stagione di contrattazione di secondo livello, aziendale e territoriale. Contrattazione che sia finalizzata a creare produttività e a ridistribuirne il reddito prodotto tra i lavoratori.
Accanto a questo aspetto delle relazioni sindacali vi è quello della bilateralità che in Veneto, come dimostra il recente accordo con gli artigiani per attivare nuovi interventi anticrisi tramite l'Ebav (Ente Bilaterale per l'Artigianato Veneto) trova terreno fertile per crescere e diffondersi. Pensiamo anche alla diffusione di nuove forme di contrattazione sociale in tutti i Comuni, forti delle esperienze maturate dal nostro sindacato dei pensionati.
Importante è per noi anche trovare un accordo con la Regione per reinserire nel sistema della scuola pubblica con gli esuberi determinati dalla malariforma Gelmini.
E' questo il significato del nostro «contrattare per il Veneto». Sappiamo che spetta a noi mantenere un comportamento responsabile e rigoroso nelle relazioni con i nostri interlocutori pubblici e privati, mantenendo così una linea di coerenza oggi più che mai necessaria a dare concretezza anche ai rapporti unitari nel sindacato veneto.
Franca Porto - Segretaria Generale Cisl Veneto