L'INDAGINE. La Cisl rivela: le donne rappresentano l'80% di chi dichiara redditi sotto i 5mila euro. Gli stipendi da fame sono sempre più rosa
L'INDAGINE. La Cisl rivela: le donne rappresentano l'80% di chi dichiara redditi sotto i 5mila euro. Gli stipendi da fame sono sempre più rosa
Domenica 7 Marzo 2010, Treviso - La povertà, nella Marca, si coniuga soprattutto al femminile. Più si sale nelle fasce di reddito, infatti, meno donne si contano tra i contribuenti.
In occasione dell'8 marzo, la Cisl ha analizzato le oltre 50mila dichiarazioni dei redditi compilate l'anno scorso ( e dunque relative al 2008) dal suo Caaf: non solo lavoratrici e pensionate trevigiane dispongono di un patrimonio inferiore ai 17mila euro all'anno in pratica 1400 euro al mese. Ma l'andamento della ricchezza "in rosa" è inversamente proporzionale a quella maschile: fatti cento quanti hanno dichiarato introiti fino a cinquemila euro, le signore rappresentano più dell'80 del totale, contro neppure il 20 degli uomini. All'altro capo della parabola dei guadagni, nella classe tra i 45 e i 50 mila euro annui, le percentuali sono opposte: il gentil sesso arriva a stento a quota 15 per cento, mentre i maschi si spartiscono il restante 85 per cento. E la diversità è evidente anche nelle pensioni: nel 2009, in provincia, il vitalizio medio da lavoro dipendente ammontava per gli uomini a 1.366,38 euro per gli uomini e a 601,80 per le donne, quello da lavoro autonomo a 1006,93 euro per gli uni e a 528,42 per le seconde.
"E' proprio sul reddito, ancor più delle retribuzioni, che emergono forti differenze tra i generi", sottolinea Cinzia Bonan, della segreteria provinciale della Cisl. "Dopo molti anni di impegno sulle pari opportunità per agevolare l'accesso delle donne all'occupazione, poi concretamente si sacrifica la famiglia o il lavoro - nota la sindacalista -. Bisogna fare molto di più per conciliare questi due aspetti: i servizi per l'infanzia sono carenti e purtroppo concentrati sui primi anni di vita dei figli, ma dalle scuole inferiori viene meno un supporto concreto alle mamme, anche il tempo pieno non aiuta chi lavora se le scuole chiudono alle 16. Quindi riteniamo che un aiuto concreto alle donne vada cercato sul riconoscimento del lavoro di cura.
La legge regionale sulla non autosufficienza, fortemente voluta dalla Cisl, cita questo tema, ma ad oggi non c'è ancora nessuna risorsa economica a disposizione per iniziare una discussione concreta nel merito".
Mattia Zanardo