L´INDAGINE. Dai dati di Unioncamere Veneto una fotografia della ricchezza legata non solo ai valori economici, ma anche ad indicatori su rapporti, istruzione, ambiente. Pil e benessere, lo scivolone di Vicenza

Penultima in un Veneto che indietreggia quanto a fattori competitivi È ultima per sicurezza economica, ma prima invece per la salute

VENEZIA. Al primo posto per insicurezza economica, all´ultimo sull´ambiente, al terzultimo per rapporti personali e sociali. Scivolone di fine anno per Vicenza che, secondo l´indagine di Unioncamere Veneto in collaborazione con l´Università Cà Foscari di Venezia e la Regione, segue l´arretramento del Veneto nella classifica nazionale del benessere e chiude solo penultima, in condominio con Belluno, la classifica dei capoluoghi veneti.

Questo nonostante la città berica si collochi al primo posto in fatto di salute, vale a dire l´indicatore della speranza di vita e della qualità sanitaria, fattori in grado di rilanciare l´economia.

A tirare verso il fondo Vicenza è l´indicatore più legato al Pil (Prodotto interno lordo), cioè l´insicurezza economica favorita da disoccupazione e cassintegrazione: qui Vicenza si colloca purtroppo al primo posto insieme con Treviso, le due province più industrializzate del Veneto che di fatto risentono della crisi e tirano giù anche la regione.

OLTRE IL PIL. In Veneto si vive ancora abbastanza bene, ma nella classifica italiana del benessere la regione perde posizioni e si piazza al quinto posto. Ad incidere in modo negativo sono soprattutto benessere materiale e insicurezza fisica ed economica, due indicatori strettamente legati al Pil che, da solo però, non può più essere considerato l´unico criterio di valutazione per misurare il reale benessere e felicità della popolazione. Lo sostiene un gruppo di lavoro impegnato dal 2009 nel progetto di ricerca “Oltre il Pil” coordinato da Unioncamere Veneto. Fra le province della regione, quella con la miglior media benessere risulta Verona. L´idea è che il Pil, da solo, non dica nulla. Da qui la necessità di individuare indicatori alternativi che misurino l´effettivo livello di benessere. Utilizzando un cruscotto di otto macro-indicatori (benessere materiale, salute, istruzione, lavoro e tempo libero, pubblica amministrazione, relazioni personali e sociali, ambiente, insicurezza fisica ed economica), l´indagine propone una lettura complessiva.

VENETO. Ne emerge un quadro in cui il Veneto, sulla base dell´indice unico ottenuto dagli otto macro-indicatori, perde posizioni nella classifica delle regioni collocandosi al quinto posto dietro Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Marche. Nella serie storica 2008-2010, dopo esser salito al quarto posto nel 2009, è sceso di una posizione condizionato soprattutto dal benessere materiale e dall´insicurezza fisica ed economica. In una scala 0-1 (vicino allo 0 situazione di difficoltà), il benessere materiale raggiunge il valore di 0,75, mentre l´insicurezza fisica ed economica è 0,73 (per questo valore più sale l´indice, migliore è la performance), entrambi in flessione rispetto agli altri indicatori considerati, i soli a tenere alta la posizione del Veneto. A far scendere il benessere materiale, complice la crisi economica, ha contribuito il calo dei consumi dei generi non alimentari, mentre ad accrescere l´insicurezza è stata la disoccupazione, in primis giovani e donne. Poiché questi due indicatori, rispetto a salute, istruzione, lavoro e tempo libero, pubblica amministrazione, ambiente e rapporti sociali, sono quelli più legati al Pil, esso da solo dice poco del benessere.

VICENZA. La novità, in questa fase del progetto, riguarda le singole province venete. Sulla base dell´indice unico, elaborato mettendo assieme gli indicatori al 2010, la provincia con la migliore performace è Verona (0,54), seguita da Treviso (0,53), Padova (0,52), Venezia (0,50), Belluno e Vicenza (0,49), a chiudere Rovigo (0,46). Ciascuna eccelle in un indicatore: Padova per benessere materiale (0,48) e istruzione (0,44); Vicenza per salute (0,58) e purtroppo disagio fisico ed economico (0,84); Verona per lavoro e tempo libero (0,67); Venezia per ambiente (0,59); Belluno per rapporti personali e sociali (0,75).

PROSPETTIVE. Se la prospettiva è l´aumento della tassazione, almeno provvisoria, per far fronte al rischio default del Paese, la misurazione del benessere riesce a cogliere anche parametri che normalmente non vengono considerati, come l´istruzione, le relazioni sociali e personali o la salute. «Lo sviluppo economico non è legato solo al Pil ma a tutta una serie di valutazioni sulla sostenibilità e la qualità della vita - sostiene Alessandro Bianchi, presidente Unioncamere del Veneto -. Oggi gli affari quotidiani riguardano pure un nuovo ordine dell´economia che non può non passare per un criterio di equità intergenerazionale e sostenibilità anche a favore delle generazioni future. Ordine che ci impone di guardare oltre e di misurare l´effettivo benessere qualitativo sociale per produrre anche politiche che mirino allo sviluppo armonico dei sistemi economici».