Italia sempre più povera
Italia sempre più povera
Dobbiamo augurarci che il 2011 sia un Buon Anno. L'Istat ha indicato che il tasso di disoccupazione in Italia è salito ad ottobre all'8,7%. Senza contare i cassaintegrati e i precari con contratto atipico. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 24,7%. Tra i giovani occupati, ben il 44,4% ha un impiego precario e il 18,8% lavora solo part-time. Il Pil per abitante nel 2009 (fatto 100 quello dell'UE27) era 104 per l'Italia contro il 109 dei Paesi della Zona Euro. Il 45% della ricchezza complessiva del nostro Paese è in mano al 10% delle famiglie. E la metà dei nuclei, quelli più poveri, possiede solo il 10% della ricchezza. Insomma «molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre all'opposto poche dispongono di una ricchezza elevata». Nel biennio 2006 - 2008 il reddito medio per nucleo familiare si è contratto in termini reali di circa il 4 per cento. «La riduzione dei redditi ha riguardato in misura maggiore i lavoratori indipendenti rispetto ai dipendenti e agli individui in condizione non professionale. Inoltre, la contrazione è stata maggiore per gli under 55 anni e in particolare per quelli con meno di 45 anni».
E' quanto si legge nel rapporto su «La ricchezza delle famiglie italiane» elaborato dalla Banca d'Italia.
Il numero di persone che nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati forniti da Eurostat, soffrono di povertà con privazioni gravi, è di 4.494.000 unità. Peggio di noi, nell'UE27, ci sono soltanto Polonia e Romania.
Purtroppo, questi sono solo alcuni aspetti degli enormi problemi provocati dalla deriva di quel capitalismo che ha forgiato una mondializzazione del mercato senza regole, alla ricerca del profitto a tutti i costi. Un capitalismo che non ha nulla in comune con la filosofia liberale. Un capitalismo che rivendica la "libertà" ma, in realtà, vuole imporre la legge della giungla. Un capitalismo che vuol far credere che il benessere sia legato esclusivamente all'aumento dei consumi e che il profitto è il motore della prosperità per tutti.
Questa è la "libertà" che persegue Berlusconi e che, con l'appoggio di Bossi, governa il Paese. Egli è l'espressione politica di questo capitalismo alla base di una serie di crisi globali.
La disumanizzazione del sistema economico internazionale con disoccupazione, precariato, indebolimento del welfare e concentrazione della ricchezza in poche mani. Il riscaldamento climatico. La riduzione delle risorse naturali. La diminuzione della biodiversità. La deregolamentazione del sistema finanziario. La fame e la malnutrizione che colpisce un miliardo di persone. Lo sviluppo delle epidemie virali. L'aumento incontrollato della migrazione. Il fenomeno del terrorismo. L'incremento del disinteresse dei cittadini verso la politica e il successo di regimi populisti che minacciano la libertà e la democrazia.
Il liberalismo è una filosofia che si basa sul rispetto della libertà individuale. Una libertà che trova i suoi limiti quando ostacola la libertà e gli interessi della collettività.
I nostri governanti vogliono farci credere che il federalismo fiscale, per quanto utile, sia la panacea di tutti i mali. In verità siamo confrontati con problemi fortemente interconnessi, che richiedono uno sforzo congiunto a livello internazionale.
Quanti credono nella vera libertà e nel progresso socio-economico, devono adoperarsi per rafforzare la coesione del nostro Paese e per facilitare il processo d'integrazione dell'Unione Europea. Solo in questo modo potremo contribuire ad una riforma radicale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, rendendola in grado di assicurare la governabilità democratica del pianeta.
Enzo Friso