Ipermercati aperti domenica I sindacati: basta sconti
Serrande alzate a Fattoria e Porto, Ipersimply chiuso
ROVIGO - La Manovra del governo è in Gazzetta ufficiale, compreso il passo indietro sulle liberalizzazioni delle aperture domenicali. Se a questo punto l'Ipersimply rodigino opta per la cautela e domani tiene chiuso, a differenza di domenica, la «Fattoria» e il «Porto» ad Adria persistono. A far da traino, la decisione del gruppo Aspiag, ovvero i supermercati Interspar. Paul Klotz, amministratore delegato, spiega che «essendo Rovigo ed Adria città turistiche, si può aprire anche di domenica. In ogni caso, a questo punto la nostra macchina organizzativa è pronta e optiamo per questa soluzione». I sindacati del settore commercio di Cgil, Cisl e Uil per questa volta non si opporranno. Ma, come spiegano le tre sigle, con la manovra in Gazzetta «la tolleranza è finita. L'alibi del decreto di agosto è svanito, e si torna all'assetto precedente. Chi vorrà continuare con le domeniche lavorative, da lunedì troverà la nostra opposizione». Ma c'è dell'altro, sottolineano i sindacati: «L'eventualità di sanzioni amministrative per chi apre domani non è remota. Se ciò accadrà, i lavoratori non dovranno farne le spese in nessun modo».
Tirati per la giacca, i Comuni di Rovigo e Adria dicono che la situazione non è semplice, parlano di «una mancanza assoluta di poteri d'intervento» e chiamano in causa la Regione sulla questione delle città turistiche e murate che permette l'apertura domenicale. L'assessore rodigino Matteo Zangirolami afferma: «Occorre buon senso. La manovra è appena entrata in vigore e per domani è così. Resta che ora la Regione deve intervenire e dialogare con le confinanti: il Veneto ha meno deroghe di tutte». Sulla stessa linea anche il sindaco di Adria Massimo Barbujani, che ha anche un'attività commerciale in centro città e una al «Porto». Quasi ad anticipare polemiche sottolinea: «Palazzo Tassoni non ha deciso nulla, come invece pensa qualcuno, perché non ha i mezzi per farlo». Anche per Barbujani, a questo punto, è «la Regione che deve intervenire».
Antonio Andreotti