«Io precaria a 20 euro al giorno»

«Io precaria a 20 euro al giorno»
Venezia. Si chiamano voucher e sono l'ultimo fenomeno che si sta producendo nel mondo del lavoro precario. Si tratta di blocchetti di "buoni lavoro" che il datore stacca al lavoratore occasionale come pagamento e secondo Lia Colpo, segretario regionale Nidil Cgil, sono chiari segni che il lavoro si fa sempre più accessorio. «Questi buoni costano a chi li compra 10 euro» spiega. «Mentre - riprende la sindacalista - chi li cambia ottiene 7,5 euro perché la differenza funge da contributo minimo Inps. E non c'è scritto da nessuna parte che questi 7,5 euro sono il compenso orario: è una rapina sul piano dei diritti e delle tutele dei lavoratori che si ritrovano a guadagnare soli 20 euro al giorno». Questa non è fantascienza, ma è la realtà di Francesca, una ragazza scolarizzata, che trova solamente lavoro precario, di solito nei call center, con un contratto che prevede per lei una paga tra i 20 e i 30 euro al giorno. Un altro caso è quello di Silvio, laureato in Lingue, che si propone per un impiego da impiegato commerciale. L'azienda promette di assumerlo, ma solo se aprirà la partita Iva. Di storie così Lia Colpo ne racconta tantissime, a lei si rivolgono persone con situazioni disparate e soprattutto disperate. «Mario - racconta la sindacalista - mi ha chiamato minacciando il suicidio. È un precario della scuola tagliato dalla riforma Gelmini ed è malato, è sieropositivo. Non trova nessuno che gli offra un lavoro ed è solo, senza una famiglia che lo possa aiutare». Storie al limite, certo, ma reali. Come quella di Paolo, espulso dal mondo del lavoro da due anni, che per sostenere se stesso e la moglie, anche lei disoccupata, ha dovuto vendere la casa ereditata dai genitori. Storie di giovani che sono ai margini del mondo lavorativo e che stanno pagando lo scotto più pesante. «Quando questo periodo buio passerà - assicura il segretario regionale Cgil, Emilio Viafora - sarà questa la generazione più penalizzata perché avranno alle spalle 7 anni di lavoro precario non professionalizzante, senza aver fatto carriera e senza alcuna certificazione delle competenze acquisite». Dietro a loro spingerà per entrare nel mondo del lavoro una nuova generazione più forte e motivata, un "esercito" più disponibile alle richieste del datore di lavoro. «A quel punto - conclude Colpo - la responsabilità della dignità lavorativa dipenderà solo dalla nostra società».
(s.p.)

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