«Invochiamo la grazia del lavoro». Famiglie disperate per il boom di cassa integrazione e licenziamenti

«Invochiamo la grazia del lavoro». Famiglie disperate per il boom di cassa integrazione e licenziamenti
Bernadette. Siamo nelle mani di frate Antonio: lui può tutto e senza stipendio non si vive

Padova. S'invoca Sant'Antonio perché manca il lavoro: migliaia di fedeli chiedono ad Antonio la grazia di un impiego. Una volta si diceva «basta la salute», ma senza uno stipendio per mangiare e mantenere la famiglia anche la salute, di questi tempi, zoppica. E così i fedeli del Santo, pregano che almeno il cielo li aiuti a superare questo grave periodo di crisi. Da Lecce una mamma, Bernadette Stefanelli, con il figlio adolescente, chiede solo che il marito da poco cassaintegrato, torni a lavorare. «Siamo nelle mani di Antonio - confida la donna - di questi tempi vivere non è facile per nessuno. Non pensiamo di essere più importanti degli altri e preghiamo per i disoccupati, ma quando mancano i soldi delle bollette e della spesa, allora vedi solo la tua vita. Sant'Antonio può aiutarci: lui può tutto».
L'invocazione rimbalza fino in Brasile, dimostrazione che la crisi è planetaria: «Siamo qui con una grande speranza, quella di trovare lavoro - ammette Ottomar, 70 anni, nel sagrato della Basilica con i figli Pedro e Nicolò - Mio figlio maggiore non lavora da mesi ed ha una famiglia a casa. Per un padre è difficile sopportare che i figli non possano ancora camminare con le loro gambe. Il più piccolo poi desidera sposarsi: ha una ragazza bella e gentile accanto, ma non i mezzi per regalarle il futuro che merita».
Storie di ordinaria disperazione. Raccontate con un cuore colmo di speranza, quella dettata dalla fede nella misericordia di un santo. Non sono solo parole. A testimonianza che Sant'Antonio ascolta le preghiere, in fila anche la comunità di suor Elvira di Mogliano Veneto.
Una casa che ospita persone cui la vita ha fatto lo sgambetto. «Fra di noi - rivela Luca, fratello seminarista - ci sono ex-tossici ed ex-alcolizzati salvati dalla fede. Oggi lavoriamo la terra, siamo falegnami e pastori salvati dal baratro dell'infelicità dallo sguardo protettore di Antonio».
A Padova i fedeli giungono da tutto il mondo. La stragrande maggioranza è italiana. Ma un capitolo a parte è scritto dagli stranieri: arrivano per lo più dal sud-America e dalla Spagna. Ma non mancano credenti dallo Sri Lanka, dalla Cina e dal Giappone. Fra loro la famiglia Maleke: «Siamo dello Sri Lanka - dice Alì. Il Santo ascolterà la nostra preghiera di salute per i parenti lontani».
In cima alla fila di fedeli una coppia che si tiene per mano: Eugenio La Caria e Giuseppina Trionfi, sposi da 39 anni, di Forcellini. «Siamo qui perché il Santo benedica ancora una volta la nostra unione» confida con un sorriso dolce Giuseppina. «I figli prenderanno le loro strade - aggiunge il marito - e noi saremo ancora insieme a darci forza l'un l'altra». Padova si riconferma una città devota. Capace di chiamare a sé con la forza della religione. Così le famiglie di Bruno Maltese e Concetta Aloi, di Siracusa, hanno abbandonato il profano per il sacro: «Appena abbiamo saputo dell'ostensione - raccontano - ci siamo precipitati a Padova lasciando il carnevale di Venezia».
Elvira Scagliano