Invasi da baguette e filoni romeni in Veneto scoppia la guerra del pane. I fornai: «Quello dell'Est è un prodotto surgelato e scadente»

VENEZIA — Scoppia la guerra del pane. I fornai veneti impugnano il mattarello contro «la concorrenza sleale e pericolosa» dei Paesi dell'Est, Romania in testa, produttori del 25% di filoncini, baguette e pagnotte surgelati e riscaldati in vendita nei nostri supermercati, ma anche nei self service e in tante mense. «In quegli Stati vigono norme igienico-sanitarie diverse dai rigorosi parametri italiani — avverte il padovano Luca Vecchiato, past president e ora consigliere di Federpanificatori — ma chi vende il prodotto confezionato all'estero non è ancora obbligato a scriverne sull'etichetta la reale provenienza e quindi il consumatore non può difendersi. Non sa cosa compra ed è questa l'ingiustizia che contestiamo. Un cliente è libero di scegliere ciò che vuole, anche un pane scadente e meno costoso, ma dev'essere informato. Invece così sull'etichetta la grande distribuzione scrive dove pagnotte e sfilatini sono stati riscaldati, ma non dove sono stati sfornati. Stiamo parlando di un genere di prima necessità, va controllata la filiera come accade per carne o latte».

L'unico modo per difendersi, se si sceglie di acquistare baguette o panini confezionati e non freschi, è di diffidare di un prezzo eccessivamente basso e della scritta «comunemente riscaldato» o «terminato di cuocere» in un luogo indicato. Il pane dell'Est è meno caro per chi poi lo smercia in Italia perchè la manodopera in Romania, piuttosto che in Slovenia, costa la metà. «Parliamo di realtà dotate dei più grandi granai d'Europa — precisa Vecchiato — dunque sono dotati di stabilimenti imponenti, capaci di sfornare enormi quantitativi di pane surgelato. Nella sola Romania 4 milioni di chili all'anno, per di più a lunghissima conservazione, perchè dura due anni. La Slovenia gioca anche sul fresco, arrivando ogni mattina in Friuli e Veneto, fino a Mestre, con furgoni pieni di prodotto, più economico rispetto a quello italiano, venduto a una media di 2,80 euro al chilo ma con punte di 4, contro i 2 di quello straniero. Il che ha messo in ginocchio i fornai friulani».

Federpanificatori riferisce di aver depositato in Regione, tempo fa e attraverso l'assessore Renato Chisso, un progetto di legge che impone l'etichetta con la tracciabilità del prodotto, ma di non averne più saputo nulla. «Onestamente non ne sono a conoscenza nemmeno io — ammette Franco Manzato, assessore alla tutela del consumatore — però con la collega Isi Coppola, titolare dell'Economia, stiamo lavorando per trovare una soluzione capace di tutelare l'acquirente e i fornai. L'unico strumento è la legge 12, che riconosce il marchio "Qualità verificata" a un paniere di alimenti veneti certificati, già comprensivo di carne, latte, formaggi, ortofrutta, pasta, per citarne alcuni. Per ricevere il sigillo di Palazzi Balbi, visibile sulle confezioni sottoforma di bollino di colore diverso a seconda della tipologia del cibo, va attestata la completa tracciabilità del prodotto. Dev'essere insomma garantito che sia stato creato e lavorato nel nostro territorio, dopodichè può ottenere anche il marchio del turismo "Tra la terra e il cielo". Sarebbe un'ottima opportunità per il pane».

In attesa di un felice esito della procedura, Adiconsum mette in guardia i consumatori. «Oggi l'unico strumento di difesa è comprare il pane fresco nei forni di accertata qualità — consiglia il presidente regionale Walter Rigobon —. Dopodichè Nas e Guardia di finanza dovrebbero cominciare a programmare dei controlli, per vedere se il pane congelato risponde ai requisiti igienico-sanitari richiesti dall'Italia. Il problema è che non di rado anche il pane prodotto nel nostro Paese viene impastato con farine straniere, per lo più sudamericane».

Michela Nicolussi Moro

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