Intesasanpaolo cancella gli sportelli di montagna. Le organizzazioni sindacali sono sul piede di guerra e convocano un'assemblea invitando i 130 dipendenti

Mercoledì 17 Febbraio 2010, Belluno - Intesasanpaolo avvia un'azione di razionalizzazione della propria presenza sul territorio e delinea all'orizzonte il taglio degli sportelli montani. Nel Bellunese, quindi, salterebbero le filiali in Cadore, in Zoldo e in Agordino a marchio ex Intesa ed ex Cassa di risparmio di Padova e Rovigo. In bilico, di riflesso, alcune decine di posti di lavoro nonché la qualità del servizio al cliente.
Un panorama cupo nei confronti del quale le organizzazioni sindacali di categoria Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil e Uilca-Uil si oppongono con forza. E organizzano, per mercoledì 24 febbraio alle 14.40 al Centro Giovanni XXIII, un'assemblea a cui sono invitati tutti i lavoratori degli sportelli a marchio Cassa di risparmio del Veneto.
In provincia di Belluno Intesasanpaolo ha 25 filiali e un centro imprese con complessivi 130 lavoratori. «Non esistono ancora dati certi - spiega Giacomo Gerlin, segretario Uilca - ma si sa che entro luglio verranno accorpate 4 filiali attualmente "doppie". Le intenzioni sono di chiudere quelle a bassa redditività (attorno ai 500 mila euro annui). Quindi, tradotto, sicuramente alcune filiali della parte settentrionale della provincia. La cosa avrebbe un impatto sicuramente deleterio sui rapporti consolidati della clientela, ma anche ricadute negative sui lavoratori».
I sindacati chiedono a gran voce di poter avere un referente della gestione del personale a Belluno. «È evidente come in tutto questo tempo dalle strutture centrali del Gruppo a Milano - sottolinea Gerlin - nessuno abbia preso in particolare considerazione le esigenze di una provincia di montagna come la nostra. L'assemblea rappresenta quindi lo strumento principale per far sentire la nostra voce».
Per le organizzazioni sindacali la provincia di Belluno, con le sue specificità, necessita di una presenza diversa sul territorio da parte del primo gruppo bancario italiano. «Come dipendenti poi - concludono Fabi, Fiba, Fisac e Uilca - siamo stanchi di essere considerati "bravi" solo se raggiungiamo il budget e meno bravi se non ce la facciamo ma al contempo contribuiamo, con il nostro impegno, a mantenere il cliente. Vogliamo che questa azienda cresca ma soprattutto desideriamo che consolidi la sua presenza nel Bellunese perché anche noi abbiamo bisogno di occupazione».
R.G.

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