Intervista a Feltrin: è nelle amministrative che si esprime il malessere. Test verità per Lega e Pdl. «Chioggia, Adria e Montebelluna le sfide più belle»

Intervista a Feltrin: è nelle amministrative che si esprime il malessere. Test verità per Lega e Pdl. «Chioggia, Adria e Montebelluna le sfide più belle»
Se la Provincia a Treviso scende sotto il 60% di affluenza si apre un problema per l'istituzione Nei comuni sotto i 15 mila abitanti le liste arlecchino impediscono letture

VENEZIA. Elezioni di maggio, cosa aspettarci? Verrebbe da rispondere con la vecchia frase di uno scrittore americano: il destino di un paese non dipende dalla scheda che lasciamo cadere nell'urna ogni tanto ma dal tipo di uomo che lasciamo cadere ogni mattina dalla camera in strada. Tocca a noi cambiare le cose. Se vogliamo che le cose cambino. Ma c'è voglia di cambiamento in giro? Cosa fiutano i politologi? «Bisognerà vedere se, per la prima volta in 4 anni di voto amministrativo, il centrodestra andrà in difficoltà», risponde Paolo Feltrin, il nostro politologo preferito per queste risposte così lapidarie, ma soprattutto perché lavora anche il sabato prima della domenica delle Palme.
Centrodestra inclusa Lega, o senza la Lega?
«Inclusa la Lega. Questo è il tema generale. Se l'elettore vuole lanciare qualche segnale di disagio, lo fa alle amministrative».
E come vederlo, se sono tutte liste civiche?
«Mi riferisco ai comuni sopra i 15.000 abitanti. Sappiamo già dai sondaggi che c'è una difficoltà del centrodestra a livello nazionale e qualche malessere nell'elettorato della Lega. Ma è difficile che questi mal di pancia, per come si comportano Berlusconi o Maroni, si traducano in una conversione al centrosinistra».
Più facile l'astensione o la dispersione del voto?
«Sì, qualche scappatella. Se non sono così solido nel vecchio amore, qualche scappatella è consentita. Anche perché lancio dei segnali. Valeva anche nella prima repubblica: i delusi della Dc votavano Msi o Psi, per segnalare un malessere».
I famosi voti in libera uscita.
«Che non vuol dire che andavano via per sempre, semplicemente manifestavano una disaffezione».
Poi di colpo si è scoperto, con vostra grande meraviglia, che non tornavano più. Altro che libera uscita, era uscita e basta.
«Eh, a forza di fare scappatelle ci si abitua. E non si torna più a casa! Per 4 anni il centrodestra ha sempre vinto al pallottoliere tutti i turni amministrativi: dal 2006 ha preso più vittorie che sconfitte, aumentando le amministrazioni in cui governava».
E come spiega Vicenza, vinta dal centrosinistra?
«Dico al pallottoliere, nel totale generale. Oggi la disaffezione si potrà verificare nei comuni sopra i 15.000 abitanti, tra il primo e il secondo turno, perché è al secondo turno che chi vuol lanciare segnali va al mare».
E sotto i 15.000 abitanti?
«Si accentua la frantumazione, la tendenza alle liste arlecchino. Qui i partiti sono del tutto incapaci di dare qualsiasi direttrice, o mettere ordine: tutti si mescolano con tutti. Tendenza che peraltro tende a dilatarsi anche sopra i 15.000 abitanti, lo dimostrano le liste civiche».
E' un segnale che dice l'usura del bipolarismo?
«E' un segnale dell'usura dell'ipotesi degli anni 2000, di trasformare il bipolarismo in bipartitismo. Non a caso i due grandi partiti che si sono fusi, Pdl e Pd, sono quelli più in difficoltà».
Di quanto potrebbe aumentare l'astensione?
«Alle comunali la media del voto è tra 75 e 80 per cento. Sotto il 75 comincia ad essere un segnale. Sarà interessante vedere la percentuale per la Provincia di Treviso: le provinciali sono le elezioni più disertate, se va sotto il 60% ne verrà qualche problema per l'istituzione».
Un conflitto Pdl-Lega?
«Difficile ricavare qualcosa, la competizione è frammentata e per la Provincia di Treviso non c'è storia. Resto dell'idea che la battaglia sia tra centrodestra e centrosinistra. Vedo tre test importanti: Chioggia, Adria e Montebelluna. I primi due sono commissariati per colpa del centrodestra; nel terzo il centrosinistra ha perso il leader».
Renzo Mazzaro