Integrazione. Alla Cisl serata per ricordare l'africano ucciso per strada a Castel d'Azzano
Un fondo per i cinque figli dell'immigrato sindacalista Gli amici: «Mamadou Saliou Baldè aveva un sogno: la fratellanza»
Il luogo dell'incidente avvenuto il 23 dicembre scorso«Amici e concittadini miei, continuate il cammino fatto insieme all'insegna del dialogo e della fratellanza, siate rigorosi nell'impegno e generosi nel rapporto e nel contatto con le persone e con tutto il creato. La vita è una danza, danziamola in armonia e nella gioia». È il testamento di Mamadou Saliou Baldè, 50 anni, guineano, che abitava a Castel D'Azzano, investito il pomeriggio del 23 dicembre scorso mentre usciva di casa.
Mamadou era un uomo del dialogo. Un immigrato che è stato d'esempio sia per i suoi connazionali che per i cittadini di Castel D'Azzano. Ed erano tanti gli amici e i colleghi presenti venerdì sera nella sala Pastore della cisl di Verona per ricordare quel gentile uomo dai sorrisi sinceri e dalla voce dolce.
«Mamadou è entrato per sempre nella comunità dei viventi invisibili», ha spiegato Jean Pierre Piessou mediatore culturale e responsabile dell'Anolf, introducendo la serata. «Egli ora rappresenta il trait d'union tra la comunità dei viventi visibili e quella dei viventi invisibili a cui appartiene dal 23 dicembre».
Usa il presente Jean Pierre e spiega perchè. «Per me africano non è andato lontano da noi. Lui c'è ancora e si unisce sempre alle nostre battaglie per i diritti e i doveri, impegni in cui ha sempre creduto». La convinzione che bisognasse puntare maggiormente sul dialogo tra le persone delle diverse culture e religioni ha sempre guidato i passi e l'agire di Mamadou. I suoi sforzi si sono profusi anche nella cura e nell'educazione dei giovani immigrati della seconda generazione, come i suoi figli che, come amava ricordare, «portati sulle spalle degli adulti, possono vedere più lontano di loro».
Dopo i saluti del segretario generale della cisl Massimo Castellani e un breve intervento dell'assessore regionale alle politiche sociali Stefano Valdegamberi, Jean Pierre Piessou ha presentato i cinque figli di Mamadou.
La serata infatti, oltre a celebrare in anticipo la giornata del migrante e dell'apolide, ha voluto far sentire l'affetto e il calore umano ai figli dell'immigrato guineano.
La Fim-cisl, categoria dei metalmeccanici della quale Mamadou era delegato sindacale, ha istituito un fondo di solidarietà per aiutare la famiglia. Chiunque volesse contribuire può effettuare un versamento sul conto intestato «Per Mamadou» (IT 24 N 05188 11730 000000021417). Nella terza parte dell'incontro si è approfondito il tema immigrazione aiutati nella riflessione dai racconti dello scrittore-poliziotto Gianpaolo Trevisi, un dirigentele di polizia (per anni dirigente dell'Ufficio Immigrazione e ora capo della squadra mobile) a cui non è mai bastato firmare solo permessi di soggiorno.
I racconti di Trevisi fanno ridere, piangere ma soprattutto pensare. E per una sera, come nella storia dal titolo un mondo capovolto, puoi vedere un poliziotto che scherza e ride sull'immigrazione con gli immigrati stessi. E ti accorgi di quanti pregiudizi e paure ostacolano l'incontro e lo scambio fra le persone. E quando Renzo Zanella fondatore del Gruppo Impegno Multietnico (Gime) ricorda che Mamadou «era contento di pulire i tavoli nelle serate di sagra perchè cosi conosceva la gente riscopri la semplicità e l'importanza del dialogo».
Anche immigrati di altre etnie (indiani, moldavi, srilanchesi) hanno voluto esser presenti a questo incontro per testimoniare la loro gratitudine all'amico guineano che ha insegnato a tutti loro che vale la pena spendere tempo ed energia per incontrare e conoscere gli altri. Un sogno di fratellanza, come ricorda la poesia di David Maria Turoldo letta dalle figlie di Mamadou, che lui ha cercato di vivere e testimoniare con la sua vita.
Matteo Ferrari