Industriali e sindacati: sos pensioni. L'invito congiunto ai lavoratori bellunesi: «Aderite a Veneto solidarietà»
Industriali e sindacati: sos pensioni. L'invito congiunto ai lavoratori bellunesi: «Aderite a Veneto solidarietà»
L'ALLARME «L'unica alternativa per guardare con serenità al futuro è affidarsi alla previdenza complementare»
BELLUNO. Il problema non è più rinviabile, soprattutto in un territorio sempre più vecchio e precario come quello bellunese. Industriali, artigiani e sindacati hanno lanciato ieri mattina - dalla sede di Confindustria Dolomiti - l'allarme pensioni. Di fronte a un sistema pubblico che non dà certezze, l'unica alternativa sembra affidarsi alla previdenza complementare.
In questi ultimi anni i bellunesi lo hanno fatto, come dimostrano i dati di Veneto solidarietà, il fondo istituito dalla Regione. 5 mila i bellunesi che hanno aderito. Veneto solidarietà è il primo fondo della Regione: oggi può contare su un patrimonio di 400 mila euro, ma nel 2020 si arriverà a un giro di un miliardo e mezzo di euro. Cifre importanti, che dovrebbero assicurare una certa tranquillità, quella stessa tranquillità che non arriva più dal sistema previdenziale tradizionale.
Il presupposto è amaro e non riguarda soltanto i bellunesi: le stime più aggiornate dicono che il lavoratore dipendente che andrà in pensione con il metodo contributivo si vedrà riconosciuto un assegno che non sarà superiore alla metà dell'ultimo stipendio. Una prospettiva che si aggrava se si guarda alle nuove tipologia contrattuali. Vedi i lavoratori a termine, i co.co.co. e le collaborazioni a progetto, figure che - nel Bellunese della crisi - sono diventate maggioritarie se si guarda ai nuovi ingressi nel mondo del lavoro. Un exploit che non ha precedenti e che va sommato a una popolazione che invecchia più che altrove. «Il precariato è un modello patologico che dobbiamo invertire tutti assieme», dice Orsini, citando le ultime dichiarazioni in tal senso del governatore della Banca d'Italia. Per la segretaria della Cisl è urgente ritornare a "costruire una stabilità".
E proprio ai giovani dice di pensare Veneto solidarietà: «Va detto però che il problema previdenziale non è solo delle nuove generazioni», dice il presidente Giuseppe Covre. Appelli a informare e sensibilizzare i giovani fin dalla scuola sono arrivati anche da Jury De Col e Luca Zanfron, presidenti rispettivamente dei giovani di Confindustria e di Appia Cna.
Stando ai dati di Veneto solidarietà i bellunesi stanno rispondendo bene. Anzi. Proprio i bellunesi sono quelli che in proporzione hanno aderito in maniera più convinta al fondo istituito dalla Regione nel 1989 e che conta 45 mila iscritti. «Di questi, cinque mila sono bellunesi», afferma Alessandro Molinari di Confindustria Belluno Dolomiti. E tra i cinquemila, duemila sono lavoratori Luxottica. «Questo significa», afferma Molinari, «che c'è una sensibilità crescente anche da parte degli imprenditori».
Guardando alle altre province si nota come Verona sia ferma a 1627 adesioni, 974 Rovigo, 6374 Padova. Anche per questo Veneto Solidarietà attiverà sul territorio dei nuovi sportelli, tra Feltre, Sedico, Pieve d'Alpago e Belluno per poi sbarcare in maniera fissa anche in Cadore, Comelico e Agordino.
Paradossalmente, in questi due anni di crisi il fondo non ha conosciuto battute d'arresto: «I veneti, e i bellunesi in particolare, si dimostrano risparmiatori. C'è ancora voglia di credere nel futuro», il commento delle categorie.
E di futuro si parlerà lunedì in sala affreschi in Provincia alle 15, quando sul binomio "giovani e pensioni" si concentreranno le categorie. Seguiranno incontri tecnici rivolti ai lavoratori autonomi e dipendenti. Il prossimo passo? «Coinvolgere le scuole», afferma Giuseppe Covre. «Occorre una nuova cultura della previdenza». Un appello è infine arrivato dalla segretaria della Cisl di Belluno: «Anche in momenti di crisi bisogna pensare al futuro».
Cristian Arboit