Incontro a Vicenza con Pietro Ichino. Flexsecurity, l'idea da sperimentare
Ammortizzatori sociali più consistenti e rapidità di reinserimento per i licenziati
Coniugare flessibilità e sicurezza nel lavoro. È la flexsecurity, già adottata nei paesi del nord Europa. Il modello danese è stato oggetto di un convegno dal titolo «Flexsecurity nel sistema veneto: idee e proposte per una concreta sperimentazione», organizzato nei giorni scori dell'associazione culturale Terre Veloci nel ridotto del teatro Comunale di Vicenza.
All'incontro sono intervenuti il giuslavorista Pietro Ichino, parlamentare del Pd; Franca Porto, segretaria regionale della cisl, Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto e Massimo Calearo Ciman, imprenditore, parlamentare del Pd e fondatore di Terre Veloci.
«Alle imprese disposte a farsi carico con i nuovi dipendenti, in caso di licenziamento, di un trattamento di disoccupazione e assistenza per la ricollocazione al livello danese», ha dichiarato Ichino, «si applica la disciplina danese dei licenziamenti: più sarà rapida la rioccupazione, meno si dovrà sborsare per il trattamento economico».
«In Veneto», ha affermato la Porto, «ogni 3 lavoratori con problemi di lavoro, 2 devono ricorrere agli ammortizzatori sociali in deroga. La flexsecurity può essere una proposta da mettere in pratica sin d'ora, dove sia possibile».
Nei Paesi nordeuropei la flexsecurity ha mostrato di garantire crescita economica e riduzione della precarietà sociale, con un costo per le aziende non troppo elevato, purché la ricollocazione avvenga entro 3 o 6 mesi dalla perdita del posto, un anno nei casi più difficili. «Entro questo lasso di tempo il lavoratore gode dell'indennità ordinaria di disoccupazione: 60% dell'ultima retribuzione», ha spiegato Ichino, «o del trattamento speciale, 80%: l'assicurazione complementare, per portare il trattamento al 90% del modello danese, costerà poco. Abbiamo calcolato che, a regime, con un turnover del 5% annuo, tasso elevato rispetto all'attuale, il costo del sistema si attesterà sullo 0,5% del monte salari dei nuovi rapporti di lavoro».