Incidenti sul lavoro. Meno 7,2 per cento rispetto al 2007, il numero torna sotto la soglia di 1.200 come sessant'anni fa. Morti bianche in calo, mai così dal '51
Incidenti sul lavoro. Meno 7,2 per cento rispetto al 2007, il numero torna sotto la soglia di 1.200 come sessant'anni fa. Morti bianche in calo, mai così dal '51
Rapporto dell'Inail. Ma aumentano i decessi degli immigrati e le malattie professionali
ROMA - Per la prima volta dal dopoguerra, e comunque dal 1951, anno a partire dal quale si dispone di statistiche attendibili, le morti bianche scendono al di sotto di 1200. Nel 2008, racconta il rapporto Inail, hanno perso la vita 1120 lavoratori, meno 7,22 per cento rispetto al 2007, cifra che pur nella sua drammaticità (oltre 1100 morti fanno tre vite stroncate al giorno) rappresenta il record storico di una tendenza positiva. Anche gli infortuni sul lavoro diminuiscono, almeno quelli denunciati, che sono stati 874.940, meno 4,1 per cento rispetto al 2007. Aumentano invece gli infortuni tra i lavoratori immigrati, più 2 per cento, mentre non scende il numero dei morti stranieri: 176. «Un segnale incoraggiante questa diminuzione - ha commentato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi - siamo sotto la media europea. Non possiamo comunque ritenerci soddisfatti visto che l'obiettivo Ue per il 2012 è del meno 25 per cento. Ecco perché sto studiando l'introduzione della patente a punti per le imprese, a cominciare del settore dell'edilizia». Non si lascia sedurre da dati che sembrano confortanti il presidente della Camera Gianfranco Fini che chiede di mantenere alta l'attenzione, così come non hai mai smesso di ripetere il presidente Giorgio Napolitano. «L'infortunio sul lavoro - ha detto Fini - non può essere considerato una fatalità che irrompe all'improvviso e casualmente nella vita lavorativa ma dev'essere considerato come la conseguenza statisticamente prevedibile della condizione in cui si svolge e organizza il lavoro».
D'accordo con Fini il segretario generale dell'Ugl Renata Polverini, «il bilancio dei morti continua a restare alto, la lotta agli infortuni non deve conoscere tregua», e il segretario confederale della Cgil Paola Agnello Modica, «la riduzione degli infortuni significa che il Testo unico funziona mentre sono preoccupanti le parole del ministro Sacconi che riconferma l'intenzione del governo di apportare modifiche sostanziali al Testo unico su salute e sicurezza sul lavoro con le quali si deresponsabilizzano gli alti dirigenti e gli imprenditori».
In generale dal 2001 al 2008 i casi mortali di incidenti sul lavoro sono diminuiti del 28 per cento, gli infortuni del 14,5 per cento. Aumentano, invece, gli infortuni sul lavoro di colf e badanti, più 21,7 per cento: 3 su 4 naturalmente sono stranieri. È sulla strada che si muore di più: il 54 per cento degli incidenti mortali, subito dopo i settori più rischiosi sono la lavorazione dei metalli, l'agricoltura (anche se qui c'è stato un calo del 15 per cento dal 2000 ad oggi), la lavorazione dei materiali per l'edilizia, la lavorazione del legno, le costruzioni e l'estrazione di minerali. Il 61 per cento degli infortuni avviene al Nord, Lombardia in particolare, seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Per gli incidenti sulle strade la regione più pericolosa è l'Umbria. «Confortanti i dati Inail - dice il segretario confederale Cisl Fulvio Giacomassi - ma non dimentichiamo l'allarmante aumento delle malattie professionali, più 7,4 per cento tra il 2007 e il 2008, più 11 per cento dal 2006».
Mariolina Iossa