In provincia metà case risultano da rottamare. Vecchie, con impianti non a norma, sono costruite fra il 1946 ed il 1971.

In provincia metà case risultano da rottamare. Vecchie, con impianti non a norma, sono costruite fra il 1946 ed il 1971.
L'impietosa fotografia dalla ricerca del docente dello Iuav Dalla Puppa
Giovedì 3 Dicembre 2009 - Venezia -Sono vecchie, il più delle volte con impianti non a norma, praticamente da rottamare. Sono le case della provincia di Venezia, passate al setaccio da una ricerca di Federico Della Puppa, docente IUAV e ricercatore CRESME, presentata nel corso del convegno "Quale casa per il futuro? La famiglia, i giovani, gli anziani", tenutosi lo scorso 18 novembre a Zelarino e organizzato da Cisl e Filca. Su 390mila abitazioni censite dall'Istat nel 2001, circa il 45% (165.594) andrebbe rottamato perché costruito fra il 1946 e il 1971. Il 18,2% degli edifici è in stati mediocri o pessimi, percentuale che sale al 23,3% nel solo capoluogo lagunare dove, se non la rottamazione, sarebbero urgenti almeno interventi di manutenzione straordinaria. Impianti obsoleti con enorme spreco di calore e tecnologie di costruzione che non consentono il recupero edilizio sono il tallone d'Achille di un parco case che, tuttavia, presenta contraddizioni. Col 25,9% del totale regionale, Venezia è la provincia col maggior numero di abitazioni vuote, abbandonate o utilizzate come seconde case. A fianco di case vetuste, infatti, esistono immobili di recente costruzione impossibili da collocare sul mercato perché presentano criteri (ad esempio troppe stanze) non idonei alle esigenze o disponibilità della "nuova" popolazione (piccoli nuclei familiari, immigrati, giovani coppie e anziani soli). Il Sindacato Inquilini Casa e Territorio (Sicet) denuncia inoltre l'aumento del 200% degli sfratti per morosità, evidenziando che negli ultimi mesi sono arrivati in Tribunale 40 sfratti alla settimana. Ma sull'edilizia residenziale pubblica in affitto, Venezia è ai primi posti in Italia, anche se un alloggio su quattro ha 40 anni. Ma «Svendere le abitazioni antecedenti al 1989 agli inquilini che le occupano significa rendere proprietaria una fascia debole della popolazione che non è in grado di adeguare tecnologie e struttura delle abitazioni» ha spiegato l'assessore comunale alla Casa Mara Rumiz. (g.gar.)

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