In Veneto segnalate 861 transazioni sospette
Boom dei reati della pubblica amministrazione: 69 inchieste per corruzione e 23 per concussione. La camorra ora punta sul fotovoltaico e sui rifiuti
In Veneto suona il campanello d’allarme. Se la mafia è sbarcata a Milano ancora negli anni Settanta (come ha dimostrato l’inchiesta Duomo Connection) e la n’drangheta ha messo gli occhi sul business dell’edilizia in Piemonte e sul movimento terra in Lombardia, la camorra ha invece scelto l’Emilia Romagna e il Veneto come mercati da conquistare per riciclare il denaro sporco. L’allarme sul rischio infiltrazione criminalità è stato lanciato dalla Procura nazionale antimafia, che coordina le Dda e le Dia sotto la regia di Piero Grasso, riconfermato nel 2010 alla guida della strutttura voluta da Giovanni Falcone. Un tema che è stato ripreso nel convegno della Cgil di Treviso, cui ha partecipato anche il governatore Luca Zaia, più che mai consapevole della necessità di alzare barriere contro le infiltrazioni criminali. Il rischio camorra in Veneto. La Dia continua a monitorare la presenza di personalità di spicco della criminalità campana in Veneto, con un’indagine condotta su doppio binario sancito dalla legge 682-82. «La dimensione imprenditoriale delle mafie inquina l’economia legale e la libera concorrenza sui mercati visto che, mentre le imprese sane subiscono la stretta del credito, le aziende colluse possono usufruire di capitali illeciti: la Dia conferma che in Sicilia e Campania le cosche criminali hanno messo gli occhi sul settore delle energie alternative: dal fotovoltaico agli impianti eolici», installati su qualsiasi collina siciliana a prescindere dalla forza del vento. Un boom imprenditoriale che si allarga grazie alle complicità «trovate nel tessuto politico e amministrativo corrotto, che favorisce la penetrazione dell’illegalità». Boom di corruzione e concussione. E il Veneto, immacolato nel ventennio del patto Bossi-Berlusconi, comincia a vacillare sotto il profilo della moralità pubblica: «Le persone denunciate per corruzione passano da appena 3 (giugno.dicembre 2010) a ben 69 nei primi sei mesi del 2011. Nello stesso periodo le persone denunciate per concussione passano da 4 a 23. Il Veneto balza al quarto posto nella graduatoria, alle spalle di Campania (117 casi), Sicilia (111) e Lombardia ( 88 denunce). Nella classifica della concusisione in testa c’è sempre la Campania (54 casi), seguita da Sicilia (34) e Puglia (28). Allarme estorsione. Il trend resta stabile, con 111 episodi segnalati nel II sementre 2010 e 92 nel 2011, mentre l’usura scende da otto a tre casi. Impennata invece del riciclaggio, un reato che la Procura antimafia sta monitorando grazie alla piena collaborazione di Bankitalia, che ha avviato nuove procedure di analisi dei flussi finanziari a rischio. Il riciclaggio. I dati sono inequivocabili: 15.725 casi in Italia, 861 dei quali in Veneto con un incremento del 10 per cento rispetto al semestre precedente. Il 2011, si legge nel dossier della Dia, segna un grande salto di qualità della holding del crimine in Veneto: il business dello spaccio di droga (che si regge sul patto tra le cosche criminali di Cosa Nostra, n’drangheta e camorra e la manovalanza degli spacciatori stranieri albanesi, colombiani e magrebini) ha lasciato il posto al riciclaggio di denaro nel settore dell’edilizia e della consulenza finanziaria alle imprese in crisi. Un brokeraggio illegale: i «colletti bianchi» prendono il posto dei picciotti con la pistola, mentre i manager con le holding registrate nella banca dati Cerved fanno intermediazione finanziaria e «lavano» i capitali sporchi. Quali altre sorprese può riservare la crisi, soprattutto se gli istituti di crediti chiuderanno il rubinetto del credito alle piccole e medie imprese? La Procura Antimafia evita scenari apocalittici, ma dopo aver segnalato i rischi di infiltrazione nel settore delle energie rinnovabili, ora punta il dito sul grande business dei rifiuti. La camorra ha saputo trarre profitti smisurati con la gestione dell’emergenza di Napoli e ora le aziende sono a caccia del ricco mercato del Nord. Un business da prendere persino sottocosto: il vero obiettivo è togliere fette di mercato alle municipalizzate del Veneto.