In 350 l'altra sera in piazza Ferretto. Crisi di Teheran, anche Mestre si è mobilitata: «Basta con la repressione, le elezioni vanno rifatte»
In 350 l'altra sera in piazza Ferretto. Crisi di Teheran, anche Mestre si è mobilitata: «Basta con la repressione, le elezioni vanno rifatte»
Giovedì 25 Giugno 2009, Venezia - (al.spe.) Crisi di Teheran, anche Mestre si mobilita con 350 persone in piazza Ferretto ad esprimere un sostegno al movimento democratico iraniano contro la repressione. In maggioranza iraniani che peraltro hanno ricevuto anche la solidarietà del sindaco, Massimo Cacciari, molti l'altra sera si sono presentati con la maglietta e il cappellino bianchi e il bavaglio alla bocca. Sul palco è stata posta la foto della giovane uccisa di nome Nedà (che nella lingua madre significa "urlo") accompagnata da un grande mazzo di fiori. Numerosi i manifesti mentre a terra sono state collocate tra le candeline accese tante foto simboliche del massacro e sul maxi schermo sono stati proiettati diversi filmati. Il coordinatore dell'iniziativa Reza Rashidy ha dato la parola all'assessore alla Pace, Luana Zanella, ad Amos Luzzato (comunità ebraica), Bruno Zacché (Cgil, Cisl e Uil) Andrea Ferrazzi (Partito democratico), Sebastiano Bonzio (Rifondazione comunista). «In Iran - ha detto Zanella - si sta giocando una partita decisiva e noi manifestiamo una vicinanza concreta a quanti stanno manifestando trovandosi contro un massacro nel corpo e nello spirito. La nostra richiesta è duplice: rifare le elezioni e garantire a ciascuno il diritto di esprimere il proprio pensiero liberamente e democraticamente». «Ad oltre 60 anni dalla fine della seconda guerra mondiale - ha affermato Luzzato - si sta ripetendo la stessa barbarie che a quel tempo avevamo detto che doveva finire. Ciò che sta capitando a Teheran è una ferita che ci colpisce tutti, non ci potrà essere la pace senza la collaborazione tra i popoli». «Facciamo sapere al mondo che cosa di grave sta accadendo - ha invitato Zacché - Noi sosteniamo la lotta giusta a favore della democrazia e lanciamo un appello perché il grido di dolore diventi un impegno di sostegno molto pratico». «Il pericolo concreto - ha ammonito Ferrazzi - è il silenzio che dà forza a chi calpesta i diritti umani di cui una comunità non può fare a meno». «Urliamo tutti assieme - ha sollecitato Bonzio - la rabbia per l'oppressione che si perpetua dentro un clima di sostanziale impotenza».