Imprese & trasporti. Mecnafer batte la recessione grazie ai cinesi. Treno speciale per le ferrovie di Pechino
Imprese & trasporti. Mecnafer batte la recessione grazie ai cinesi. Treno speciale per le ferrovie di Pechino
VENEZIA - Una crescita del fatturato del 30% grazie ad una commessa milionaria proveniente dalla Cina. Nel bilancio 2009 della società Mecnafer di Marghera, specializzata nella progettazione e costruzione di macchine operatrici ferroviarie, non ci sarà spazio per la crisi. «La nostra capacità produttiva è tuttora al massimo e abbiamo dovuto fare affidamento ad alcuni terzisti sottolinea il direttore generale Graziano Patarini - per poter onorare tutti gli ordinativi». La Mecnafer è leader mondiale nella costruzione di treni per la molatura dei binari ferroviari, in grado di limare con precisione millimetrica la sagoma di una rotaia. Un trattamento che permette di allungarne la vita utile e di garantirne un più sicuro utilizzo. Il considerevole aumento del fatturato della società, che dovrebbe toccare quest'anno i 28 milioni di euro, è dovuto all'acquisto di un treno speciale da assemblare, del valore di 7 milioni, da parte delle ferrovie cinesi.
Tra le poche al mondo ad essere interessate da una considerevole espansione della propria rete. «Ma è una commessa che - ammette Patarini - difficilmente sarà ripetuta e se non vi sarà una ripresa degli ordinativi temiamo di risentire anche noi della crisi nel giro di un paio d'anni».
L'azienda, che conta attualmente 130 dipendenti, è stata fondata 35 anni fa da due ingegneri italiani, Ezio e Romolo Panetti, per essere poi ceduta al gruppo svizzero «Speno International». Le centinaia di treni costruiti effettuano ogni anno la molatura e le misurazioni di migliaia di chilometri di strade ferrate, in Europa e nel mondo, in particolare in Giappone: dalle reti metropolitane cittadine alle grandi linee ad alta velocità, come la metropolitana di Singapore o l'Eurotunnel. I treni costruiti a Marghera dalla Mecnafer sono destinati, infatti, quasi esclusivamente all'esportazione.
Massimo Favaro