Imprese cinesi sestuplicate «Gestire gli investimenti»

VENEZIA C’è l’imprenditore, al secolo Zhang Yun, che a Istrana ha messo in piedi un’azienda (la Re-Mode) da un milione di ricavi con 53 dipendenti. Lavora da undici anni nel tessile-abbigliamento come terzista e ha commesse, dice, «da Armani e Italservices (marchi Cycle, Met e altri)». Quando i terzisti veneti chiudevano lui cresceva. «Gli italiani vogliono fare tutto, dall’inizio alla fine del ciclo» sottolinea. «Noi ci accontentiamo della confezione». C’è, poi, l’operaio che sempre nel tessile lavora, in Veneto, per un gruppo cinese. Prima di dire quante passa in azienda si confronta con l’interprete e arrossisce quando gli si chiede se è vero che la crisi del distretto di Prato sta portando in Veneto molti connazionali. Le facce dell’imprenditoria cinese in Veneto sono molte, più o meno “buone” per il nostro tessuto produttivo. «Capitali cinesi sono pronti a investire in regione – sottolinea Carlo Carraro, rettore di Ca’ Foscari –. Bisogna fare in modo che questi flussi rendano più produttiva la nostra economia e creino occupazione locale». Con questa finalità opera a Ca’ Foscari la Scuola interdipartimentale in Studi asiatici e gestione aziendale e in quest’ottica le relazioni avviate fra università, istituzioni ed imprese vogliono essere un «canale di gestione degli investimenti». Evitando quello che, prevalentemente, è avvenuto fin qui: mordi e fuggi, acquisizione di marchi e spostamento della produzione. Insieme a Unioncamere Veneto, Ca’ Foscari ieri ha fatto il punto sull’imprenditoria cinse in regione: gli imprenditori con gli occhi a mandorla sono sestuplicati passando da poco meno di mille del 2000 a oltre 6mila nel giugno 2011. La provincia con la presenza maggiore (27,7%) è Padova che si posiziona al 6° posto tra le province italiane. Il Veneto è la terza regione (dopo Lombardia e Toscana) per numero di imprese cinesi. Investono nell’abbigliamento quanto nelle attività dei servizi di ristorazione. (m.mar.)

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