«Imprenditori, rompete l isolamento»
«Imprenditori, rompete l isolamento»
«Imprenditori rompete l'isolamento: qui nel Nordest siamo abituati ad arrangiarci in tutto e per tutto, ma ci sono dei momenti in cui invece bisogna saper chiedere aiuto». L'appello è di Mario Pozza , responsabile di Confartigianato, dopo l'ennesimo suicidio di un imprenditore, il settantunenne Santo Sergio Merlo. La sua morte allunga la lista nera delle vittime della crisi: dal 2008 ad oggi sono oltre 20 i titolari di aziende e i lavoratori che si sono tolti la vita perché costretti a chiudere o perché rimasti senza occupazione. Numeri da emergenza. Un'allerta che sembrava superata, sconfitta da alcuni timidi segnali di ripresa. Invece no: invece la tragedia dell'imprenditore di Caerano che si è gettato nel Brentella a causa del fallimento della sua fabbrica dopo 38 anni di attività, ha smentito le prospettive più ottimistiche. «La situazione è difficile - conferma Mario Pozza - Prepariamoci, perché abbiamo ancora davanti mesi complicati: i dati, purtroppo, non ci fanno ben sperare. E l'imprenditore deve essere pronto all'eventualità anche peggiore: quella della chiusura aziendale. Per questo è indispensabile che non affronti da solo tale momento, che rompa l'isolamento e si rivolga alle associazioni o alle istituzioni. Confartigianato è sempre a disposizione. Quanto accaduto a Caerano dimostra ancora una volta come impresa e famiglia sono un tutt'uno: l'imprenditore ha con i suoi dipendenti un rapporto familiare, non da catena di montaggio». Ma non solo le associazioni delle piccole imprese si sono mosse per fronteggiare il problema suicidi. Alessandro Vardanega , presidente degli industriali, ha ricordato infatti il problema nella sua relazione in occasione dell'assemblea 2010 di Unindustria ed espresso vicinanza alle vittime della crisi: «Ricordo con affetto quanti in questi dodici mesi hanno subìto la più severa tra le sanzioni che un imprenditore possa conoscere - ha detto Vardanega - La perdita della propria azienda è una tragedia personale, familiare e sociale che non conosce rimedi. Sono vicino con affetto particolare agli imprenditori non più giovani che hanno visto svanire il lavoro e il sogno di una vita intera. Allo stesso modo ci sentiamo vicini a tutti i lavoratori che sono in apprensione per il loro futuro Con emozione ancora maggiore vi chiedo di onorare». Vardagega ha chiesto inoltre di onorare «la memoria dei colleghi che hanno scelto il gesto estremo per senso dell'onore, per rigore verso se stessi, ma anche per quella stanchezza esistenziale che nessuno dovrebbe mai provare». Un disagio diffuso, quello occupazionale, a tutti i livelli sociali: il segretario della Cgil Paolino Barbiero ha parlato di 30 mila persone, solo nella Marca, colpite da «choc da lavoro» per la cessazione del rapporto in essere e per non riuscire a trovare subito qualcosa di alternativo. E quei 30 mila, ha spiegato il segretario della Camera del lavoro, rappresentano un «bacino di disagio» da non sottovalutare. Intanto Giuliano Rosolen , direttore della Cna, ha lanciato la ricetta della «flexicurity», vale a dire l'estensione dello stato sociale a tutti i lavoratori, artigiani ed imprenditori compresi, studiando adeguate forme di ammortizzatori sociali. Come la cassa integrazione per gli artigiani.
Sabrina Tomè