Impianto di Busche. La società Ascon proprietaria dell’impianto ieri ha avviato la temuta procedura. Torre ferma, tutti in cassa integrazione Edi Toigo (Cisl): «Qualcuno ora dovrà pagare. È necessario capire chi ha sbagliato»
Giovedì 20 Ottobre 2011, Belluno - Ancora posti di lavoro "congelati". E la crisi morde.
Da oggi cassa integrazione per sei dipendenti del sito Ascon di Busche. È il colpo di scure che è stato vibrato sulla "vita" di queste persone, lavoratori nella ditta ex Merotto, che da oggi e per tre mesi dovranno affidarsi agli ammortizzatori sociali.
A dare è notizia agli operai dell'apertura del procedimento di cig è stato il presidente del consiglio di amministrazione dell'Ascon, Klaus Schillkowski.
«Si tratta - spiega Edi Toigo della Filca Cisl - di sei persone che dovranno vivere a stipendio ridotto, di sei famiglie che dovranno stare attente ad ogni singola spesa. Di queste sei, cinque sono di Cesiomaggiore». Toigo sottolinea proprio questo fatto: «Uno dei motivi della richiesta di cig è proprio il sequestro del nuovo impianto di produzione, la famigerata torre asfalti. La struttura è finita nell'occhio del ciclone proprio su volontà di alcuni abitanti di Cesiomaggiore».
L'esponente della Cisl continua: «L'impianto era stato dichiarato a norma ed erano state ottenute tutte le autorizzazione necessarie, ritardando anche di un anno la sua realizzazione per di essere in regola. Numerose commissioni si sono succedute per controllare che tutto fosse in regola e dopo tre mesi dalla sua attivazione arriva il sequestro».
I volti silenziosi dei dipendenti sembrano urlare la rabbia: «Ci devono essere delle responsabilità - continua Toigo - ed è necessario capire di chi sono: del Comune, della Provincia, della Regione. Chi ha promosso il sequestro e qual è la causa scatenante».
La cassa integrazione avrà dei risvolti in provincia: «Da domani il mercato degli asfalti e conglomerati bituminosi bellunese lascerà spazio ad altre ditte che arriveranno da fuori provincia e questo non è un bene per il territorio».