Immigrati in Veneto, rallenta la crescita. Crisi, leggi dure, clima Paese sfavorevole: dopo il boom 2008, arrivi dimezzati nel 2009 Dossier della Regione, nel 2027 saranno comunque il diciotto per cento della popolazione
MOGLIANO (Treviso) - Strana legge del contrappasso. Mentre il Viminale prosegue nella plitica dei respingimenti e a qualsiasi livello istituzionale ci si scervella sul «problema immigrazione », gli stranieri si accorgono che l'Italia non è più la patria dei loro sogni. La crisi e relativo crollo dell'offerta di lavoro, leggi più rigide, l'eccessivo costo della vita e l'odissea per ottenere il permesso di soggiorno stanno seriamente frenando il boom di arrivi verso il nostro Paese. Dirottato su Germania, Francia, Inghilterra, Belgio e Paesi nordici. Il contraccolpo si annuncia importante per il Veneto, quarta regione italiana per incidenza di residenti «forestieri», dal 2007 al 2008 lievitati da 403.985 a 463 mila (più 50 mila irregolari), su una popolazione totale di 4.832.340 persone.
Il dossier
La nuova tendenza emerge dal «Rapporto 2009 sull'immigrazione » di Veneto Lavoro. «Dal 2009 l'Istat prevede una dinamicità meno rilevante del flusso di stranieri in entrata nella nostra regione - spiega il di¬rigente Bruno Anastasia -. Anche a causa dell'attuale congiuntura, diminuiranno gli arrivi dal resto del mondo, i trasferimenti da altre regioni e le nascite di bimbi di coppie immigrate. In tutto dal 2009 si calcola un nuovo apporto di 20 mila unità all'anno, che nel 2027 porterà i forestieri a rappresentare il 18% della popolazione veneta: saranno 1 milione». Ora sono il 9,5% (contro il 6% di media europea), ma va detto che le «unità d'entrata » nella regione furono 57 mila nel 2003, 47 mila nel 2004, 33 mila nel 2005, 30 mila nel 2006, 53 mila nel 2007 e, record, 60 mila nel 2008. Senza contare il picco dei 150 mila del 2002, anno della «grande regolarizzazione ».
«Pesa la crisi - aggiunge Anastasia - i segnali di flusso di rientro sono legati a un mercato del lavoro difficile, che scoraggia soprattutto i comunitari. In Veneto la recessione è costata il posto al 25% dei lavoratori immigrati e dallo scorso ottobre le loro iscrizioni alle liste di disoccupazione sono lievitate da 3 mila al mese a 4/5 mila. Il 30% dei nomi contenuti in questi elenchi sono stranieri, tanti altri tornano agli impieghi in campagna ». E infatti su 50 mila salariati agricoli, fa sapere Coldiretti, quasi 9 mila sono extracomunitari: 7 mila a tempo determinato e 2 mila fissi.
«Gli immigrati delusi dal Veneto non tornano a casa, dove non saprebbero come sfamarsi, ma si trasferiscono in Germania, Inghilterra, Danimarca, Svezia e Finlandia - conferma Jean Pressou, natali in Togo -. Noi ce ne andiamo, ma il vostro Pease resta, in quali condizioni non si sa. Del resto qui ci sono leggi sulla sicurezza che penalizzano solo i regolari e lungaggini burocratiche inammissibili per avere il permesso di soggiorno ». «Ormai il passaparola con il grado di accoglienza italiano si sta diffondendo nel mondo - aggiunge Pap Fall, del Senegal - chi parte ora e coloro che sono già qua preferiscono Inghilterra, Danimarca, Francia, Belgio e Francoforte. Voi perdete una grande opportunità». Ep¬pure dal 2006 al 2007 i permessi di soggiorno sono aumentati del 20%, passando da 279.600 a 333.000. Nel 2007 in 6600 hanno ottenuto la cittadinanza (l'1,5% del totale), ma Anastasia assicura che nel 2027 arriveranno a 13 mila l'anno.
Il quadro
Gli stranieri residenti in Veneto provengono per il 55% dall'Est (al primo posto i rumeni, poi gli albanesi), per il 25% dall'Africa (Marocco in testa), per il 16% dall'Asia e per il 4% dall'America. Hanno un'età media di 29 anni (contro i 43/44 dei locali) e si concentrano maggiormente nell'area pede¬montana: Treviso, Verona e Vicenza sono i capolista, seguiti da Padova e Venezia. Su 463 mila immigrati, 214 mila lavorano (9,9% del totale) e poichè non ci sono anziani tra loro evidenziano un tasso di occupazione, il 68,5%, superiore a quello degli italiani (66,2%). Ma 21 mila cercano ancora un posto e per i forestieri l'indice di disoccupazione, l'8,9%, è nettamente superiore al 2,9% degli italiani. Solo il 4,3% sono indipendenti: il 12% è sotto padrone nell'industria (soprattutto metalmeccanica) e nel manifatturiero (19%), il 17% sono operai specializzati, il 14% conduttori di macchine e il 15% ha un contratto a tempo determinato.
Infine la scuola: se anche la nostra Università ha perso appeal per gli stranieri (solo 4% di iscritti e 2,5% di laureati), materne, elementari, medie e superiori devono a loro un incremento degli allievi del 13% negli ultimi dieci anni. Gli alunni immigrati dal 1999 a oggi sono passati da 9 mila a 76 mila.
Michela Nicolussi Moro