«Il voto a Venezia, caso da studiare». A Orsoni, Udc a parte, 7 mila voti in più che a Bortolussi. Parla il politologo
«Il voto a Venezia, caso da studiare». A Orsoni, Udc a parte, 7 mila voti in più che a Bortolussi. Parla il politologo
Feltrin: «Brunetta tradito dalla Lega? La spiegazione è troppo semplice Risultato stranissimo»
VENEZIA. «Quello di Venezia è un caso di scuola, lo studieremo senza dubbio a lungo per capire cosa è accaduto nell'urna». Il politologo Paolo Feltrin non ha dubbi: la grande differenza tra il voto regionale in città e quello comunale non si spiega in modo semplice. «Va fatto uno studio serio dei flussi, ci vorrà ancora qualche giorno».
I numeri sono quelli che sono. Brunetta ha trovato nell'urna quasi 63 mila voti, Zaia poco più di 61 mila. Tutto bene allora? Ingiuste le accuse di «tradimento» rivolte alla Lega?
«Il problema è più complesso, perché grossomodo la Lega per la Regione conquista a Venezia oltre 21 mila voti, per Ca' Farsetti ne porta a casa solo 14 mila. Ma a compensare l'emorragia ci si mette la lista Brunetta, con i suoi quasi 8.500 voti. Da dove arrivano questi voti? Vanno studiati con calma i flussi. Lo stesso Orsoni ha un consenso più alto del suo schieramento».
Sì, perché Orsoni - anche sottraendo i voti dell'Udc, che in Regione correva con De Poli - si ritrova comunque con oltre settemila consensi in più di Bortolussi. Da dove spuntano? Dai leghisti?
«Sarebbe troppo semplice In parte bisogna valutare le schede bianche: alle comunali ci sono mille schede bianche in meno, rispetto alle regionali. Si potrebbe quindi ipotizzare che mille elettori di centrosinistra non hanno votato Bortolussi in Regione, ma hanno scelto Orsoni in Comune».
E questo accorcia le distanze di mille voti. Ma ne restano altri seimila in più, per Orsoni, rispetto a Bortolussi.
«Calma, bisogna vedere anche la lista di Grillo. Alle comunali conquista oltre mille voti in meno (4.600) rispetto alle regionali (5.700). E questi sono tutti voti di sinistra, che per le comunali sono, diciamo così, tornati a casa».
E via altri mille. Ma resta un distacco di cinquemila voti, a spanne.
«Già. E qui serve un serio studio dei flussi. Chi dice: l'elettorato leghista in parte ha votato Orsoni, semplifica troppo. Potremmo anche rovesciare il discorso, e dire che l'elettorato di sinistra, in Regione, ha in parte votato Zaia anziché Bortolussi. E' lo stesso discorso, visto dall'altra parte. Ma è ancora troppo semplice».
E allora?
«Allora ci studio sopra e poi rispondo in maniera più seria. Quello di Venezia è un caso atipico, farà certamente scuola».
Ha mai incontrato casi simili in passato?
«Sì, ma raramente. Ricordo quando nella rossa Bologna vinse Guazzaloca (centrodestra). O quando Illy vinse per la prima volta a Trieste. Quando sono in campo personalità forti, che spaccano l'opinione pubblica, succedono queste cose».
E Brunetta, politicamente, è una figura che divide.
«Non c'è dubbio. La mia impressione è che a Venezia ci sia stata una sorta di referendum pro o contro Brunetta. La città si è mobilitata con lo spirito del referendum. A dimostrarlo c'è anche il bassissimo consenso ottenuto dai candidati terzi, le civiche svincolate dallo schema Orsoni-contro-Brunetta».
E poi, forse, c'è anche una maggiore libertà dell'elettore, che vota sempre meno in base agli schieramenti e guarda di più ai candidati.
«Sì. Grossomodo, più importante è la posta politica più si vota in base alle proprie convinzioni politiche; alle comunali, alle provinciali e alle europee - rispetto alle politiche e alle regionali - l'elettore si sente meno vincolato, gli piace sperimentare e anche lanciare messaggi».
E il messaggio di Venezia, forse, è diretto a Roma.
Adriano Agostini