Il vescovo: «La salvezza viene solo dal sociale». Monsignor Zenti incontra i politici: troppo statalismo

VERONA — Troppo statalismo fa male all'Italia: la strada giusta è quella che porta a riscoprire il sociale autentico, col primato della società civile sullo Stato. Questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato ieri dal Vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, ai politici della città e della provincia, riuniti nel salone di via Seminario per un anticipato incontro pre-natalizio.

Lo scorso anno, una gelida nevicata, impedì al Vescovo di arrivare in tempo all'incontro: e forse anche per questo si è deciso di non correre rischi, facendo coincidere l'appuntamento con l'inizio dell'Avvento. In sala, moltissimi volti noti: dal sindaco Flavio Tosi al presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, dal Prefetto Perla Stancari ai parlamentari Aldo Brancher, Cinzia Bonfrisco e Maria Pia Garavaglia (ma altri onorevoli avrebbero lamentato di non aver ricevuto l'invito). Accanto a loro, uno stuolo di esponenti di ogni parte politica: dal centrodestra (Alberto Bozza, Alberto Benetti, Salvatore Papadia e Lucia Cametti del Pdl, Alberto Zelger della Lista Tosi, Giovanni Codognola della Lega) al centro (Stefano Marzotto, Edoardo Tisato, Patrizia Bravo, Marisa Brunelli) al centrosinistra (Vincenzo D'Arienzo e Fabio Segattini del Pd, con il candidato sindaco Michele Bertucco). E ancora, il segretario della Cisl, Massimo Castellani, e il leader del movimento cooperativo, Nestori. Dal piccolo palco della presidenza, monsignor Giancarlo Grandis fa gli onori di casa, mentre don Stefano Origano spiega la voluta coincidenza dell'appuntamento con una delle lezioni della Scuola di Formazione all'Impegno sociale e politico della diocesi, dedicata appunto alla Sussidiarietà, con la «lectio magistralis» di monsignor Zenti, pubblicata anche su un libricino che raccoglie altri due interventi del Vescovo. Una lezione di alto livello, basata sul concetto di democrazia come antidoto da un lato allo statalismo («che nel nostro Paese è decisamente eccessivo») e dall'altro all'anarchia. Molto forte il riferimento all'attuale crisi economico-finanziaria, definita dal vescovo come «una terza guerra mondiale che sta prostrando molte nazioni». Aggiungendo però che «come proprio all'indomani dei grandi conflitti gli Stati hanno trovato nel sociale il protagonista della ripresa, così, ancor nel mezzo del guado della più grave crisi mondiale che la storia ricordi, è necessario fare appello alle risorse del sociale: dal sociale verrà la salvezza, non dallo statale». Per farsi meglio capire, un esempio che tocca da vicino una drammatica vicenda veronese, quella di Soave e Monteforte d'Alpone: «In occasione delle grandi calamità naturali - dice il Vescovo - chi incrocia le braccia in attesa che lo Stato intervenga su tutti i fronti è ancora figlio dello statalismo paternalista; chi invece si adopera in tutto e per tutto per risolvere da solo il disastro provocato, e accoglie volentieri la mano tesa dello Stato che non può essere assente, ha già il protagonismo tipico delle vere democrazie partecipative e rivela quanto è efficace la logica della sussidiarietà integrativa dello Stato». Molti applausi, molti cenni di consenso. Il vescovo invita ad intervenire sia Miozzi che Tosi che il Prefetto, ma solo la dottoressa Perlari accoglie l'invito (citando i «liberi e forti» di don Sturzo per dire che «lo Stato siamo noi») mentre sindaco e presidente si limitano ad accogliere totalmente le parole di monsignor Zenti. Poi, la musica di Albinoni a concludere il pomeriggio, prima di ripartire ognuno verso i propri compiti: i politici a dare a Cesare quel che è di Cesare, i religiosi ai loro compiti spirituali. Dopo aver mostrato che, almeno qualche volte, le strade si possono profittevolmente incrociare, a beneficio di tutti.

Lillo Aldegheri

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