Il segretario della Cgia di Mestre attacca la Lega e rilancia: siamo leader nel turismo e nella green economy «Ridurre la pressione fiscale sulle famiglie»

Il segretario della Cgia di Mestre attacca la Lega e rilancia: siamo leader nel turismo e nella green economy «Ridurre la pressione fiscale sulle famiglie»
A Vicenza il segretario della Cgia inaugura la campagna elettorale dell'opposizione. Dobbiamo fare una battaglia perché i Comuni abbiano maggiore capacità impositiva Il 20% dell'Irpef è un anticipo di federalismo che salverebbe le amministrazioni da certe situazioni

VICENZA. Riduzione della pressione fiscale sulle famiglie e autonomia per la Provincia di Belluno. Sono alcuni dei punti cardine della campagna elettorale di Giuseppe Bortolussi che, rovesciando il motto leghista, rilancia: Veneto primo. In Italia ed Europa. Il candidato del centrosinistra, ieri ha inaugurato ufficialmente la sua campagna elettorale a Vicenza, dove ha presentato l'alleanza con la Liga Veneta Repubblica.
«Potrei essere molto polemico con la Lega sulla filosofia dei paroni in casa nostra, dato che è evidente che le scelte vengono prese tra Roma e Milano e, nel partito, è la Lega lombarda che comanda. Stesso discorso per il nucleare. Ma io non voglio essere né l'anti Lega, né l'anti Zaia. Trovo più interessante lavorare sui primati, a partire da quello economico».
In che modo?
«Abbiamo un unicum mondiale sia per quanto riguarda il turismo che sul fronte della green economy. Intendo puntare sulle energie rinnovabili».
Lei ha stabilito un rapporto molto stretto con i sindaci che, per altro, le hanno tirato la volata. Lavorerete insieme?
«Quello che possiamo fare insieme è una battaglia perché i Comuni abbiano maggiore capacità impositiva. Il 20% dell'Irpef è un anticipo di federalismo che li salverebbe da certe situazioni. Se la crisi ha morso meno in Veneto che nel resto del Paese è perché c'è stato un welfare diffuso. I Comuni si sono svenati per ridurre le tariffe di asili e mense e quindi hanno dato un grande aiuto ai cassintegrati che non ce la facevano a tirare avanti. Così la domanda aggregata ha retto. Quindi onore al merito di questi Comuni».
Condivide la battaglia autonomista della Liga Veneta Repubblica?
«Il discorso della battaglia autonomista non mi lascia indifferente. Io però sono un pratico, di fronte ad un Veneto autonomo che tanti sollecitano, io dico autonomia alla Provincia di Belluno. E' più facile: basta approvare lo statuto. Ed è quella che ha più necessità, perché è stretta tra due regioni a statuto speciale. Si può ottenere in cinque anni. Il discorso autonomista è condivisibile in astratto, ma in concreto dedicherei le mie energie ad altro».
Lei ha parlato di ridistribuzione di ricchezza e reddito. Come si ottiene?
«Tassando molto meno la famiglia. In Francia, un nucleo monoreddito di 55 mila euro paga 3.000 euro di tasse. In Italia ne paga 16 mila, 10 se le entrate sono due. Ma tra 3 e 16 c'è una bella differenza. Quindi io miro ad una grande ridistribuzione, finalizzata, logica, non ideologica per chi ha famiglia. L'economia esiste per l'uomo, se non nascono i bambini a che serve? Il Veneto deve usare risorse per creare una condizione di traino. Lo siamo già stati in economia con la piccola impresa tanto bistrattata, dobbiamo esserlo anche per la famiglia».
Crede che la mancata alleanza con l'Udc vi precluda qualche possibilità?
«Secondo me no. La questione è far capire alla gente, ai giovani e ai cattolici che siamo di fronte ad un bivio e abbiamo la possibilità di cambiare squadra e di avere un Veneto nuovo e diverso, orgoglioso di se stesso. Qui non si tratta di qualche punto percentuale in più o in meno. Se il messaggio viene recepito riusciamo a vincere alla grande. Se non passa, ci riproveremo la prossima volta».
Lei aveva chiesto di essere supportato da una lista del presidente.
«Se hai degli alleati forti che ti dicono di no, non puoi mettere i piedi nel piatto. Sono stato candidato da loro, devo rispettare anche le loro regole. Il listino del presidente avrebbe avuto senso per prendere qualche punto in più. Ma io sto lavorando per vincere alla grande. E se passa il messaggio di un Veneto diverso, non ci serviranno né certe alleanze, né la lista del presidente. Farne una questione di vita o di morte semplicemente perché qualcuno in più diventi consigliere non ha senso. Io lavoro per il futuro del Veneto».
Se perde, resterà a guidare l'opposizione?
«Rimarrò in Consiglio tutti e cinque gli anni a fare opposizione, con i miei mezzi. Ma sono convinto di vincere. E non scherzo».
Simonetta Zanetti