Il rapporto della Cgil sull'occupazione: da gennaio ad aprile 2.600 licenziamenti, 16.400 casse integrazioni, 7.000 contratti a termine non rinnovati

Un 2009 terribile, licenziamenti record
Ventiseimila a casa nei primi quattro mesi. Barbiero: «Ripresa lontana»
Le vittime della crisi: mai così tante negli ultimi sei anni «Effetti negativi per altri 18 mesi»

TREVISO. Nel primo quadrimestre 2009 oltre 26.000 trevigiani non erano sul posto di lavoro. Un record che si vorrebbe cancellare presto dagli annali, questo su cassa integrazione e licenziamenti. Da gennaio ad aprile sono stati raggiunti i massimi degli ultimi sei anni: 102 procedure di mobilità pari a 2.662 licenziamenti, 16.400 lavoratori in cassa integrazione e contratti a termine non rinnovati per 7.000 addetti. Per non parlare degli effetti collaterali come prepensionamenti, blocco degli investimenti e piani smaltimento ferie.
Una corsa ad ostacoli che porta ad un primo maggio segnato dalla crisi. «Si festeggia un lavoro che non c'è più - commenta il segretario provinciale di Cgil Paolino Barbiero alla luce dei dati contenuti nella ricerca condotta dalla Camera del lavoro di Treviso - la ripresa è lontana e quando arriverà non corrisponderà automaticamente a un recupero dell'occupazione perduta in questo periodo».
Mobilità. Da gennaio ad aprile le lettere di licenziamento hanno raggiunto quasi 2.000 addetti della piccola impresa contro gli 886 dello stesso periodo 2008. Operai che nella stragrande maggioranza non godono della protezione riservata ai lavoratori della media e grande impresa, dove gli espulsi sono stati 693, due terzi in meno. La categoria con meno garanzie sul redditto, quindi, è stata anche la più colpita dai licenziamenti, riportando nel pesante bollettino di inizio anno la realtà del tessuto imprenditoriale trevigiano, fatto di micro-imprese oggi in lotta per la sopravvivenza. Per le grandi aziende, invece, l'andamento delle richieste di mobilità è rimasto invariato nella media degli ultimi cinque anni: dotate di spalle più grosse sono riuscite ad incassare meglio. A primeggiare in questa classifica è proprio Treviso, dove sono state avviate 34 procedure di mobilità tra le grandi imprese, contro le 20 del Montebellunese, le 17 dell'area di Conegliano, le 15 di Oderzo, le 12 nella Castellana e le 4 a Vittorio Veneto. Il basso grado di salute del sistema produttivo si legge anche nella frenata delle assunzioni: le offerte sul mercato non arrivano a coprire neppure un decimo del fabbisogno attuale, che si va ad aggiungere ai disoccupati ereditati dal 2008. Al palo i rinnovi dei contratti a tempo determinato (oltre 7.000 nel primo quadrimestre 2009) e il lavoro in somministrazione, con impennata dei contratti di solidarietà, messi sempre più spesso in campo per dare ossigeno alle aziende in affanno.
Cassa integrazione. Quella ordinaria (destinata alle imprese in momentanea difficoltà e prorogabile fino ad un massimo di 12 mesi) in quattro mesi è stata concessa a 368 imprese della Marca. A rotazione i lavoratori interessati sono 14.000. Scendono invece a 2.400 quelli che stanno beneficiando della cassa straordinaria, assegnata a 26 imprese coinvolte da processi di ristrutturazione o procedimenti concorsuali. Anche qui maglia la maglia nera va a Treviso con 9 procedure. «A questi numeri si aggiungeranno altri 3.000 addetti - dichiara Barbiero - per loro ci sarà o la cassa o il licenziamento. La preoccupazione va anche per chi usufruisce già degli ammortizzatori: il rischio è di scivolare nel licenziamento. Ci attendiamo effetti negativi sull'occupazione per almeno altri 18 mesi».
Enrico Lorenzo Tidona