Il presidente di Federmeccanica a Vicenza per un confronto con la categoria. E parla anche del sindacato
«La Fiom? Spero in Camusso». Ceccardi: «Il nuovo segretario della Cgil conosce bene i problemi e non apprezza gli oltranzismi»
Quando viene a Vicenza, Pier Luigi Ceccardi si sente a casa. Dal punto di vista puramente professionale, s'intende, perché il presidente di Federmeccanica è un lombardo e la sua casa vera è Mantova. «Però ho moltissimi fornitori vicentini - dice mentre aspetta che inizi l'incontro con gli imprenditori metalmeccanici di Confindustria Vicenza, a palazzo Bonin Longare - e chi mi conosce sa che considero questa provincia come la più importante e qualificata per il settore che rappresento».
Presidente, la manifattura ha messo alle spalle l'anno orribile, il 2009, e ha ripreso a crescere. È vera ripresa?
Io sono ottimista e, da quando si è messa a correre la Germania, gli effetti si sono visti anche per nostra industria manifatturiera. Rimango però preoccupato per le due velocità che ha assunto questa ripresa.
Si riferisce al mancato effetto sul fronte dell'occupazione?
La preoccupazione è proprio questa. Però spero che già a partire dal 2011 la ripresa dei livelli produttivi delle aziende si traduca anche in un rilancio dell'occupazione.
Sul fronte sindacale c'è da registrare l'arrivo di Susanna Camusso alla guida della Cgil. Pensa che cambierà qualcosa rispetto al passato? La Fiom della rottura di Pomigliano tornerà a confrontarsi con chi, secondo Landini e compagnia, ha violato i diritti dei lavoratori?
Parto dalla Camusso e devo dire di essere soddisfatto di questa scelta. Lo dico non certo perché il nuovo segretario della Cgil sia morbido o chissà che, ma perché so che conosce bene il nostro settore e sa perfettamente quali sono i problemi.
Cambierà qualcosa alla Fiom?
Io credo proprio di sì. La Camusso nasce in Fiom e non credo apprezzi un certo tipo di oltranzismo. Lei vorrà tornare a essere protagonista, nell'interesse dei milioni di lavoratori che rappresenta.
L'attuale segretario dei metalmeccanici della Cgil, però, sostiene che con l'affaire Pomigliano ai lavoratori vengono negati alcuni diritti fondamentali.
Al di là della demagogia, tutti sanno, e lo sa anche la Camusso, che a Pomigliano non è stato negato alcun diritto. Piuttosto, credo che sia giusto puntare sulla contrattazione aziendale per alleggerire la normativa contrattuale nazionale. È nelle aziende che si crea la ricchezza e che si può parametrare meglio l'aspetto retributivo.
All'ultimo G20 di Seul non è stato raggiunto un accordo e la guerra delle valute sembra destinato a continuare. Pensa che questo finirà col danneggiare le imprese manifatturiere italiane?
In tutta sincerità, pur con la consapevolezza che il cambio possa giocare un ruolo importante specialmente per le aziende che esportano negli Stati Uniti, io credo che le nostre imprese abbiano saputo conquistarsi i mercati internazionali con la propria abilità, con i propri prodotti. Se la Germania è uno dei mercati principali per noi, non è certo per il cambio visto che abbiamo la stessa moneta.
Come devono accostarsi alla Cina le pmi italiane?
Con la consapevolezza che quello, con l'India, è il mercato più importante, con numeri da capogiro. Credo che l'abbiano già capito.
E questa politica che boccheggia?
Di sicuro, se ci fosse un sistema istituzionale italiano che ci aiutasse a formare un sistema paese serio sarebbe meglio. Per ora ci arrangiamo».
Marino Smiderle