Il bilancio Sono molti anche i provvedimenti giacenti che non vedranno la luce. Dallo Statuto a Veneto Sviluppo. Le incompiute di Palazzo Ferro Fini

L'accusa dei sindacati: «Hanno dimostrato incoerenza»

VENEZIA - D'accordo, non sarà soltanto dal numero di leggi approvate (pochine anziché no) che si giudica l'operato di un consiglio regionale. Però, avvicinandosi a velocità sostenuta la fine della legislatura, un bilancio del lavoro prodotto dall'assemblea legislativa veneta andrà pure fatto. E se al numero bassino di provvedimenti approvati si aggiungeranno, da un lato, la frequenza ormai patologica delle sospensioni e dei rinvii per mancanza del numero legale ( vedi grafico sopra) e, dall'altro, la mole di provvedimenti giacenti che non vedranno la luce prima della scadenza, rischia di uscirne un giudizio finale assai pesante.
Lo Statuto
Le incompiute sono molte e, in alcuni casi, incredibilmente datate. A cominciare dall'inadempienza più eclatante: è dall'anno 2000, quando Giancarlo Galan era appena stato rieletto per la prima volta, che si trascina l'ormai grottesca commedia sul nuovo Statuto regionale. Siamo arrivati al punto in cui Galan si batte per un quarto mandato e lo Statuto ancora non c'è: licenziato dalla commissione (come già nella scorsa legislatura) ma disperso nel chilometrico ordine del giorno del consiglio.
Il Ptrc e gli altri
Sono bene avviati a subire la stessa sorte il leggendario Piano territoriale di coordinamento (Ptrc), presentato come il documento cardine del Terzo Veneto che verrà (è appena iniziato l'iter nella commissione competente) nonché l'altrettanto mitologico Piano cave, adottato già due volte dalla giunta - nella scorsa legislatura e poi di nuovo in questa - e mai approdato in aula. Un altro evergreen, entrato e uscito dal dibattito consiliare per essere rimandato a sonnecchiare in commissione, è la famosa legge anti-abortista di iniziativa popolare per incentivare le alternative all'interruzione di gravidanza.
Addirittura sublimi i picchi toccati con la normativa di riordino delle Comunità montane: dopo avere fatto ricorso alla Corte Costituzionale (ed averlo pure vinto, ma questo lo si sarebbe scoperto soltanto più tardi) contro le ingerenze in materia del governo nazionale, la Regione è stata incapace non si dice di varare, ma addirittura di discutere in aula una sua legge di riforma degli enti montani, causa contrasti politici sulle soluzioni da adottare.
Il caso più recente, che ha provocato anche la protesta eclatante dei consiglieri di opposizione, riguarda non una legge bensì un provvedimento di nomina: il Cda della finanziaria regionale, Veneto Sviluppo, è scaduto da mesi e il consiglio non procede questa volta per scelta politica di una parte della maggioranza - a nominare i nuovi consiglieri di sua competenza.
I sindacati
Visto da fuori, l'andazzo sta creando parecchi malumori. Ecco il sindacato: «Venti giorni fa ci siamo riuniti con la V commissione - ricorda Gerardo Colamarco, segretario della Uil - per portare in discussione la legge sulla non autosufficienza. Se la legislatura si dovesse chiudere senza questo provvedimento, sarebbe uno schiaffo per i pensionati e per tutti i cittadini veneti». Rincara Emilio Viafora della Cgil: «Avevano proposto di lavorare anche in agosto, per smaltire l'arretrato, e ora mandano le sedute deserte. Bella coerenza».
A.Z.